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Convivo con le storie. Fin dall’inizio del mio amore per la lettura, passando per lo studio della scrittura e della letteratura, ho capito che le storie oltre a creare le nostre vite, le colorano ogni giorno attorno a noi. Basta affinare l’orecchio e riuscire a coglierle. Quella di cui vi parlo oggi mi è arrivata nella maniera più inaspettata.

Ero a Crema, in piazza Duomo, assaporando all’aperto un ottimo cappuccino e sfogliando Storica del National Geographic. Alle prime pagine ho trovato la storia di Christine de Pizan e non ne sono più uscita. Dopo aver letto l’articolo, ho approfondito le mie ricerche scoprendo l’esistenza di una donna straordinaria di cui, onestamente, non avevo mai sentito parlare. Christine de Pizan è annoverata come la prima scrittrice della storia

Christine nacque nel 1365 a Venezia da una famiglia molto agiata originaria di Bologna. Il padre Tommaso era un famoso medico e astrologo rinomato in una tutta Europa. Uomo apprezzato per la sua immensa cultura, tanto che re Carlo V riuscì a convincerlo a trasferirsi presso la sua corte.

La giovinezza di Christine è stata perciò molto felice e piena di possibilità. Nonostante la madre non fosse d’accordo, il padre le concesse la stessa educazione dei fratelli permettendole di accedere alla Biblioteca Reale del Louvre, oggi la Bibliotèque Nationale de France. A quindici anni si sposò con il notaio e segretario del re, un uomo che amerà molto e che rimpiangerà per tutta la vita dopo la sua morte prematura.

“Sono sola, e sola voglio rimanere.

Sono sola, mi ha lasciata il mio dolce amico;

sono sola, senza compagno né maestro,

sono sola, dolente e triste,

sono sola, a languire sofferente,

sono sola, smarrita come nessuna…”

Christine difatti restò orfana e vedova solo dieci anni dopo. Con tre figli e la vecchia madre a cui pensare, senza risorse finanziarie perché il padre non era stato in grado di risparmiare abbastanza per assicurare un futuro alla famiglia. Da questo momento iniziò la svolta importante nella sua vita. Per risolvere i problemi finanziari avrebbe potuto risposarsi, ma decise di rimboccarsi le maniche e cavarsela da sola. Come scrisse in Livre de Mutacion de Fortune “Mi ritrovai con un animo forte e ardito, di cui mi stupivo, ma capii di essere diventato un vero uomo.”

Fin da ragazza sapeva di essere portata per la scrittura e aveva nel curriculum un immenso elenco di ballate e canzoni con cui aveva deliziato i membri della corte. Decise così di fare della propria passione un mestiere creando, di fatto, quella che fu la prima Scuola di Scrittura della Storia. Nel suo Scriptorium scriveva e revisionava i lavori dei maestri calligrafi, rilegatori e miniaturisti. Aveva anche intuito il potere di una buona comunicazione e iniziò inviando i suoi scritti ai personaggi più influenti dell’epoca. Così Christine mantenne se stessa e la famiglia per tutta la vita. Non fu solo scrittrice ed “editrice” ma si rese anche protagonista di uno dei dibattiti letterari più famosi di quel periodo contro il Roman de la rose di Jean de Meun nel quale le donne risultavano descritte come puri oggetti di desiderio sessuale.

Venne definita una “donna virile” ma credo che, molto più semplicemente, Christine fu una delle prime donne a doversi gestire, per necessità, in un mondo solo maschile. Facendo della propria femminilità una causa da difendere.

Scrisse molto. In Le Livre de Corps de Police incoraggiò i principi delle corti a prendersi cura delle vedove. Tema che la coinvolgerà sempre molto. In L’Avison-Christine l’Epistre au Dieu d’Amours condannò chi inganna e diffama le donne usando l’amore.

Le fu commissionata perfino una biografia di Carlo V, in cui ripose anche i ricordi pieni di dolce malinconia dei suoi tempi felici.

“Che dire di più della saggezza di re Carlo e del suo grande amore per lo studio e la scienza; che fosse così ben lo dimostrava la bella collezione di libri importanti e la bella biblioteca, dove aveva i principali volumi, scritti dai massimi autori, di religione, di teologia, di filosofia e di tutte le scienze, molto ben eseguiti e riccamente miniati. I migliori copisti che si potevano trovare erano di continuo occupati per lui in tale opera.”

Il suo libro più famoso è “Le Livre de la Cité des Dames” (La città delle donne) del 1405, in cui immagina una città letteraria fittizia dove possono vivere  e confrontarsi tutte le donne che sono “dame non di sangue ma di spirito”. Donne di grande sapere che si sono distinte nella Storia o nella mitologia: Didone, suicida dopo l’abbandono di Enea o Lucrezia che si tolse la vita dopo esser stata stuprata. Il tema centrale è l’educazione femminile e il diritto di poterne avere una: “una donna intelligente riesce a far di tutto e anzi gli uomini ne sarebbero molto irritati se una donna ne sapesse più di loro.”

Nell’articolo di “Storica” compare una miniatura contenuta nel suo libro “Cent ballades” in cui è nello Scriptorium, intenta a scrivere. Mi ha ricordato Virginia Woolf e il suo Una stanza tutta per sé.

Christine si ritirerà in un convento all’età di cinquantratrè anni e non scriverà più per altri undici. Solo un anno prima di morire, tornerà alla sua amata scrittura con un poema su Giovanna d’Arco. L’unico ad essere stato composto mentre l’eroina di Francia era ancora in vita.

Nelle mie ricerche ho scoperto essere stato fatto anche un film sulla sua vita “Christine Cristina” per la regia di Stefania Sandrelli con Amanda Sandrelli e Alessio Boni, nel 2009. Non so se lo guarderò. Forse preferisco pensarla come l’ho conosciuta in quelle miniature: con la veste blu della donna di lettere e il sorriso provato ma soddisfatto.

 

 

Fonti:

Storica, National Geographic, Numero 127, Settembre 2019

La città delle dame, Christine de Pizan, Carocci, Roma , 2004

Un’italiana alla corte di Francia, Maria Giuseppina Muzzarelli, Il Mulino, Bologna, 2017