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Mi interfaccio ormai da tanti  anni con un aspetto molto difficile del mio mestiere di Graphic Designer e Calligrafa: è opinabile. Le scelte comunicative, cromatiche, formali o calligrafiche che propongo, devono essere sempre accompagnate da una spiegazione dettagliata del perché. Solo così riesco a portare il mio cliente nel mio mondo e metterlo a conoscenza di tutti i processi, le ricerche e le prove che è stato necessario fare per raggiungere quel risultato così efficace e così…BELLO. Perché la parola bello ricorre sempre nei nostri appuntamenti ma lo trovo (e lo spiego) è riduttivo! E’ bello non perché ho fatto scelte che mi piacciono ma perché ho fatto scelte disciplinate e che rispondono ad una esigenza.

Questo è davvero un argomento interessante, soprattutto oggi, nella società dell’immagine e dello show!

Mi è capitato una volta di discutere con un amico che sosteneva di avere una bella grafia perché a lui piaceva. E’ stato bellissimo sviscerare il problema con lui,  smontargli le lettere davanti ai suoi occhi e dimostrargli che poteva oggettivamente migliorare, senza stravolgere la sua impronta personale, ma semplicemente ripulendola da appendici brutte e ingiustificate che, in più, complicavano la lettura da parte degli altri.

Come sapete mi occupo di scrittura a mano, di grafia personale e quindi di un atto grafico ed estetico che per ognuno risulta diverso e rappresenta qualcosa di molto personale. Se questa traccia grafica viene letta facilmente, abbiamo raggiunto due scopi: abbiamo reso leggibile il nostro messaggio e lo abbiamo reso conseguentemente bello. Siamo arrivati  al punto.Perché è bello, chi lo stabilisce? Proviamo ad osservare ed entrare nel dettaglio. Se guardando una pagina manoscritta si intuisce che c’è ordine, armonia e una sorta di disciplina nella grafia, oltre al comunicare il messaggio in modo leggibile, allora si può affermare senza paura che abbiamo davanti a noi una “CALLIGRAFIA”, cioè una BELLA GRAFIA.

Oggi più che mai, il concetto di bello è molto sfaccettato, è un concetto definito SOGGETTIVO. La tendenza all’individualismo, l’utilizzo non corretto dei social ci ha portato a sentirci sempre protagonisti, autorizzati a dire la nostra opinione su qualsiasi cosa, anche se non competenti in merito, a suggerire le diagnosi ai nostri medici. Siamo certi di essere nel giusto mentre facciamo le nostre scelte, giustificati dal fatto che ci piace: “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”. Ognuno naturalmente deve sentirsi libero nelle sue scelte, ci mancherebbe, ma bisogna riconoscere che a volte esprimiamo opinioni in campi non di nostra competenza, nei quali siamo a digiuno delle informazioni sufficienti, e, soprattutto in campo estetico, sbagliamo o abbiamo fatto una scelta davvero di cattivo gusto. Non è il gusto personale a separare il bello dal brutto e di sicuro non vi è un limite netto, ma quando si risponde ad una certa disciplina, all’armonia tra forme, colori, grandezze, saremo molto più sicuri di ottenere un gradevole risultato.

La natura è maestra di bellezza. Basta osservarla. E i nostri più grandi artisti lo hanno fatto e hanno creato le più belle meraviglie esistenti al mondo. Avrete sicuramente sentito parlare della Divina Proportione o Golden Ratio, più nota come “sezione aurea” che definisce da sempre l’idea di bellezza, armonia, perfezione e gradevolezza. La sua visione stimola sensazioni di serenità e come di rassicurazione. Non per nulla è una proporzione che si trova spessissimo in natura e si può definire tecnicamente come il rapporto tra due grandezze, delle quali la maggiore è il medio proporzionale tra la grandezza minore e la somma delle due. La sezione aurea ha costituito, per esempio, la base armonica per la progettazione del Partenone, simbolo della perfezione greca e in seguito anche i romani ne fecero largo uso nei propri capolavori architettonici. Nel tempo è stata poi largamente utilizzata anche dai grandi maestri di pittura come Da Vinci e Botticelli. Essendo un rapporto tra due grandezze è tecnicamente una costante matematica che ha origini davvero antiche (la introdussero i pitagorici in geometria ma era nota anche nell’antico Egitto. Nella piramide di Cheope si pensa che il risultato delle proporzioni sia molto vicino all’1,6). Pare che la sezione aurea sia molto apprezzata dall’occhio umano per la sua gradevolezza. Durante l’800 si svolsero anche interessanti studi psicologici volti ad attestare la sua superiorità estetica. Il corpo umano stesso accoglie la golden ratio, come insegna Leonardo Da Vinci con il disegno delle proporzioni rappresentato eccellentemente dal suo uomo Vitruviano, (1500, Venezia), e rivela l’esistenza di rapporti matematici nelle proporzioni del corpo. Anche il rapporto tra il lato del quadrato e il raggio del cerchio è aureo!

Alla luce di tutto ciò forse vi ho un po’ convinto che non è bello proprio tutto ciò che ci piace e che sarebbe opportuno cercare la bellezza in modo sapiente e saggio, con umiltà limare le nostre preferenze e riconoscere quando una cosa è bella come il sorriso della Monnalisa.

In Italia respiriamo arte dappertutto ma forse, proprio perché è così, siamo diventati un po’ tutti distratti, abituati a tanta bellezza e quindi pericolosamente inclini a sottovalutarla fino a non vederla più.

Bisogna ricominciare a rieducare alla bellezza e mi riferisco con urgenza alle nuove generazioni digitali perché purtroppo il web non si può dire che faccia scuola, soprattutto se si parla di grafica e comunicazione. Io nel mio piccolo ci lavoro con queste nuove generazioni e con grande gioia posso affermare che alla bellezza sono davvero tanto interessati e curiosi di capire tutte le sue facce.

La bellezza salverà il mondo.

Alessandra Barocco