Cronorifugio

Immaginate di entrare in una stanza e trovarvi catapultati in un altro periodo. Quale vorreste ritrovare? Gli anni ‘70, ‘80?

Non è una domanda semplice a cui rispondere. L’istinto, forse, porterebbe ognuno a voler rivivere una particolare fase della propria vita ma il ricordo, a volte, è traditore. Ce lo spiega molto bene Georgi Gospodinov con il suo “Cronorifugio”, edito da Voland.

“Il passato non è solo quello che ti è capitato.

A volte è quello che ti sei inventato.”

Due sono i grandi protagonisti di questa storia: il tempo e la memoria. Che nell’uomo non posso che coesistere, più o meno ordinatamente. Lo sottolinea subito l’autore nella nota che precede l’incipit.

 

“E così il tema è la memoria. Tempo: da andante ad andante moderato, sostenuto. Forse la sarabanda con la sua solennità controllata e con un prolungato secondo tempo andrebbe proprio bene per l’inizio. Piuttosto Händel che Bach. Rigorosa ripetizione unita a un movimento in avanti. Sostenuto e solenne come conviene per un inizio. Poi tutto può – e deve – dissolversi.”.

La storia è narrata in prima persona da Gospodinov che racconta il suo incontro con l’uomo che gli cambierà la vita: Gaustìn. Un personaggio misterioso, ossessionato dal tempo e dalla memoria, come la voce narrante e che, alla fine, non importa molto se sia esistito realmente o meno.

“Gaustìn, che prima ho creato e poi ho incontrato in carne e ossa. O era il contrario, non me lo ricordo. L’amico invisibile, più visibile e reale di me stesso. Gaustìn della mia giovinezza. Gaustìn del mio desiderio di essere un altro, altrove, ad abitare un altro tempo ed altre stanze. […]Io rimanevo straniero ovunque, mentre lui si sentiva ugualmente a suo agio in tutti i tempi. Io bussavo alle porte di anni diversi e lui era già là, mi apriva, mi faceva entrare e poi spariva.”.

La storia si svolge a Zurigo ma si dipana attraverso tutta l’Europa del Novecento.

“Zurigo è una buona città per invecchiare. E anche per morire. […] Il mondo va più piano, il fiume della vita è sfociato in un lago, lento, con una superficie tranquilla, il lusso della noia e il sole sulla collina per le vecchie ossa. Il tempo in tutta la sua relatività. Non è affatto un caso che due scoperte del XX secolo, collegate appunto con il tempo, si siano verificate proprio qui, in Svizzera: la teoria della relatività di Einstein e La montagna magica di Thomas Mann.”

Ed è proprio qui che il protagonista e Gaustìn apriranno la Clinica del passato. Una struttura a più livelli in cui ogni piano è dedicato ad una decade del secolo passato. Tutto arredamenti, oggetti, bevande, cibo, giornali è collocato in appartamenti studiati con precisione per ricreare l’atmosfera di quel periodo. Un luogo in cui, chi ha perso la memoria a breve termine, ma ha ancora ben presente il proprio passato, possa ritrovarsi e trascorrere il tempo che rimane con più serenità. Nel cronorifugio, per l’appunto.

L’idea sembra rivoluzionaria e richiede una ricerca storica e del vivere quotidiano che coinvolgerà i due studiosi per tutto il romanzo.

“Ci serve la quotidianità, tonnellate di quotidianità. Odori, silenzi, volti delle persone, insomma. cose che aprono la memoria, mixing memory and desire […].”

Il lettore verrà coinvolto da un’ondata di ricordi e sarà facile, per ognuno di noi, porsi delle domande. Se potessi scegliere dove “tornare” in che anni vorrei ritrovarmi? Che giornali si leggevano? Che cosa si mangiava? Che profumi vorrei risentire? Chi vorrei rivedere?

Ma sorge spontaneo anche un timore: e se dovesse capitare anche a me di perdere la memoria? Tutto il bagaglio di emozioni, paure, gioie, tradimenti. Tutta la nostra esperienza di vita, dove finirebbe?

L’esperimento dei due ricercatori, ardito e visionario, ha un grande successo. Tanto che si moltiplicheranno Cliniche del passato in tutta Europa. Finché non accade l’impensabile: si decide di indire un referendum europeo per cui ogni nazione dovrà decidere in che decennio tornare.

Insomma, la Storia sembra voler fare un passo indietro. Il futuro non è più così desiderabile, forse.

La seconda parte del romanzo si incentra proprio su questo. Ogni nazione riflette su quale sia stato il suo miglior decennio e perché. Vive saranno le discussioni e le rivisitazioni da parte della popolazione intera. Soprattutto dalle zone post-comuniste dell’Europa dell’Est di cui ci viene descritto uno spaccato che, per motivi storici, conosciamo, in effetti, ancora poco o non del tutto.

Georgi Gospodinov è una delle figure letterarie più note del suo Paese. Poeta e prosatore, viene definito il nuovo Kundera della Bulgaria, ma credo sia difficile accostarlo a qualsiasi altro autore proprio per la sua unicità.

La casa editrice Voland ha pubblicato in Italia tutte le sue opere. A partire dal primo Romanzo Naturale (2007) e a seguire …e altre storie (2008-2021), Fisica della malinconia (2013), E tutto divenne Luna (2018), Tutti i nostri corpi (2020). Ultima uscita datata 2022 Lettere a Gaustìn e altre poesie.

Con Cronorifugio ha vinto il premio Strega Europeo 2021 ed è del 2023 l’assegnazione dell’International Booker Prize.

Per godere fino in fondo della bellezza e poesia di questo romanzo, il mio consiglio è quello di lasciarsi trasportare dal flusso delle pagine. Senza voler dare un senso immediato a quello che leggiamo, cercando di evitare il nostro istinto a attribuire un ordine cronologico agli eventi.

Nell’epilogo Gospodinov ce lo illustra bene:

I romanzi e le storie danno un falso conforto di ordine e di forma. Sembra quasi che qualcuno tenga i fili dell’azione, conosca l’ordine e la conclusione, quale scena viene dopo l’altra. Un libro davvero audace, audace e sconfortante allo stesso tempo, sarebbe quello in cui tutte le storie, accadute e non accadute, fluttuino intorno a noi nel caos primordiale, gridino e sussurrino, preghino e sghignazzino, si incontrino e si separino nel buio.

La fine di un romanzo è come la fine del mondo, è bene che si rimandi.”.

E in, effetti, è così: difficile è immaginare la parola fine per questa storia. Avvincente quanto, a tratti, angosciante. Allo stesso tempo, avvolgente, proprio come un rifugio di emozioni e ricordi, in cui il lettore sarà invitato ad entrare dalla prima pagina.

Accomodatevi e buona lettura.

 

Laura Di Gianfrancesco 

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