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Da che io ricordi, un particolare legame con le lettere dell’alfabeto l’ho sempre sentito.  Le osservavo nei libri di fiabe nella la loro forma ricercata, sulle copertine, incantata dalla bellezza dei titoli e dei dettagli.

Non potevo che abbracciare quindi gli studi artistici e da allora ho continuato a studiare, ricercare, inventare alfabeti, affascinata dalla loro incredibile capacità di comunicare bellezza, perfezione, sentimento ed emozione solo con la forma ma capaci addirittura di rafforzare il significato delle parole.

Da molti anni ormai lavoro a contatto con il mondo creativo dei graphic designer e degli artisti ma ho continuato i miei studi sul lettering e sono diventata calligrafa.

Che cosa vuol dire oggi essere una “calligrafa”?

Non grafologa, no, quella è un’altra professione. Calligrafa da “calligrafia”: dal greco kalòs “bello” e graphìa “scrittura”.

Viviamo in un’epoca in cui è difficile spiegare perché mi occupo di scrittura a mano, cosa significhi conoscere e insegnare la calligrafia nel 2018. Tantissimi gli impieghi, anche se non è facile immaginarlo oggi. Il graphic designer, ad esempio, dovrebbe conoscere la calligrafia se vuole inventare logotipi strutturalmente corretti, se vuole imparare le regole della percezione visiva o della composizione, comunicare efficacemente i suoi contenuti e molto altro ancora.

La calligrafia addestra il nostro occhio alla bellezza, all’armonia, all’equilibrio e alla misura. Insomma all’ordine mentale, e l’ordine, si sa, facilita di gran lunga molti processi non solo legati alla mia professione, considerata erroneamente come puramente artistica. La calligrafia poi rappresenta il modo migliore di trasmettere emozione: due sposi, ad esempio, provano sempre un’emozione speciale quando annunciano il loro matrimonio attraverso un messaggio scritto a mano.

Cosa ci comunica una partecipazione scritta con il pennino?

Pensiamoci bene, cosa proviamo? Io credo cura, tempo, qualità, serietà e autenticità. Quasi ci comunica la sensazione di un maggior impegno da parte degli innamorati: un legame scritto a mano infatti ha una valenza più forte, come una parola d’onore, una promessa. Infatti, quasi sempre, le partecipazioni eseguite in questo modo, le conserviamo per ricordo, facciamo fatica a buttarle. Rappresentano di più l’essenza umana, l’anima, le vite vissute: e di questi tempi non è poco. Amo scrivere le partecipazioni di nozze perché in qualche modo anch’io faccio parte di questa promessa d’amore, curo un aspetto importante di un loro passaggio e sono ambasciatore del loro messaggio.

L’eccezionalità del mestiere di calligrafa non può quindi essere ricondotto solo ad un fatto estetico ed è bene ricordare che le “belle lettere”, alla fine, producono un testo scritto leggibile: l’insieme di quelle regole, di ritmo, inclinazioni e spaziature, aiuteranno gli occhi a leggere speditamente e a concentrarsi meglio sui contenuti.

Certo, ho iniziato a studiare la calligrafia anche perché era propedeutica per il mio lavoro di graphic designer e di ideatrice di loghi aziendali, ma mi sono accorta molto presto che racchiudeva in sé altre forze, altre peculiarità, altre potenti ricadute sulla mente.

E allora “calligrafia” comincia a voler dire molto di più. Assume un altro significato, una traccia personale inimitabile. Si può affermare che la nostra scrittura è “alta e sofisticata tecnologia” perché pensandoci bene i processi che il cervello compie per tradurre pensiero in parole scritte, non sono scontati: la nostra scrittura è una sequenza di movimenti del corpo, del braccio e della mano, guidati dal suono, dalla mente, dal cervello, dagli occhi. La sinergia tra tutte queste cose produce un’azione scontata ma altamente qualificata che si traduce in un gesto. Il nostro segno, la nostra grafia. Descritto così sembra incredibile.

Nella mia esperienza ho dovuto prendere atto che molte nostre competenze si rivelano correlate alla capacità di scrivere a mano.

Dovrebbe essere naturale scrivere senza dubbi, fatica, impedimenti ma semplicemente seguendo il flusso dei nostri pensieri. Non si percepisce così nella nostra società, anzi, quasi viene etichettata come cosa superata, obsoleta, lenta e faticosa.

Ma devo segnalare che qualcosa si sta muovendo. Stampa e letteratura se ne stanno occupando di più e negli ultimi cinque anni, come docente di calligrafia, ho avuto un incremento di richieste di aiuto da parte delle scuole, nello specifico da parte delle maestre (soprattutto della scuola primaria) per intervenire in classe ad una rieducazione alla bella grafia.

Vengono richiesti corsi di formazione per le docenti che non si sentono adeguatamente preparati all’insegnamento del corsivo, laboratori nelle scuole secondarie per il recupero della motricità fine, necessaria per esempio in tecnologia, in disegno, in musica nel posizionare le note in modo preciso sul pentagramma. La scrittura a mano e l’attenzione al dettaglio si stanno rivelando ancora importanti nella nostra vita. Dopo un corso di calligrafia gli studenti hanno ricadute e miglioramenti su molte competenze come la memoria, l’esposizione orale e scritta, l’ordine.

La calligrafia è ancora protagonista nella nostra natura umana e delle sue manifestazioni.

Una cosa è certa, amo le lettere e, con sorpresa di molti, dopo tanti anni, ancora mi emoziono davanti allo straordinario equilibrio di una R o alla forma perfetta di una C.

Mi piacerebbe spiegarvi perché.

 

Alessandra Barocco