Fahrenheit 451

Amo gli autori che sperimentano, innovano e cercano soluzioni narrative inconsuete per rendere in maniera originale la storia che intendono raccontare. Ho trovato tutto questo nello stile di Ray Bradbury e nel suo celeberrimo Farhenheit 451.

L’AUTORE

Ray Douglas Bradbury è nato nel 1920 in Illinois ed è morto a Los Angeles nel 2012. È stato un narratore e sceneggiatore televisivo e cinematografico. Ha fatto il venditore di giornali dal 1938 al 1942, trascorrendo le notti in biblioteca e le giornate alla macchina da scrivere. È diventato uno scrittore a tempo pieno nel 1943.

La fantascienza è il genere letterario che ha amato di più e nel quale ci ha lasciato i suoi racconti e romanzi più belli. Farhenheit 451, il suo capolavoro datato 1953, è ormai considerato un classico della letteratura.

LA TRAMA

Montag è un pompiere ma nel mondo in cui vive lui i pompieri non spengono gli incendi, li appiccano: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che possiedono libri e li bruciano. Questa è la legge. Il protagonista però, così come la maggior parte dei suoi concittadini, non avverte la pericolosità di questa dittatura e la accetta indifferente, fino a quando l’incontro con Clarisse, una ragazza sconosciuta con cui comincia a parlare, non gli farà capire di essere profondamente infelice. Da lì inizieranno la sua presa di coscienza e la volontà di ribellarsi allo stato di cose che daranno una svolta alla sua vita nonché all’intera vicenda del romanzo.

 

DA NOTARE

Sarà perché la fantascienza, per sua natura, porta a costruire dimensioni e scenari che non vogliono somigliare a quelli reali ma deliberatamente discostarsene o sarà forse per via dello stile oltremodo personale dell’autore, ma Farhenheit 451 è costellato di immagini e di similitudini continue, una più originale dell’altra. Sembra proprio che Bradbury senta il bisogno di rendere le sue parole quanto più “visibili” possibile. E allora accanto alle trovate singolari per descrivere i gesti, come là dove paragona l’atto di raccogliere e passare i libri da una mano all’altra ad “un giro di pocker non troppo favorevole”, ci sono tutte le animalizzazioni delle macchine: l’autocisterna è la Salamandra, gli elicotteri insetti, il robot preposto a pungere ed eliminare chiunque detenga dei libri il Segugio.

È un linguaggio che osa quello di Bradbury e che può piacere o meno, ma che senz’altro non lascia indifferente il lettore e non gli permette di distrarsi mai. Un linguaggio che insieme all’idea della storia concorre a portarci proprio là dove vuole l’autore: nel suo immaginario.

 

 

INCIPIT

Era un piacere bruciare tutto.

Era un piacere particolare veder le cose divorate, annerite, trasformate. Quando prendeva la bocchetta di ottone, il gran serpente che sputava cherosene velenoso sul mondo, il sangue gli batteva alle tempie e le sue mani diventavano quelle di un fantastico direttore che esegue le sinfonie della fiamma e dell’incendio per ridurre in brandelli le rovine carbonizzate della storia. (pubblicazione 2016 – traduzione di Giuseppe Lippi)

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