Fantasy: un genere difficile da catalogare

Fantasy è una parola inglese il cui significato evoca subito un profondo senso di libertà: “immaginazione”.

È da questo termine che si sviluppa uno dei generi più versatili di tutta la letteratura la cui fantasia non ha confini né può essere imbrigliata in una serie di dogmi ben precisi.

Per questo motivo non è semplice catalogare un’opera fantasy: non esiste una definizione formale univoca che accontenti autori e pubblico.

Elemento chiave: la magia

La magia è l’unica componente fondamentale del fantasy.

Energia caotica e linfa vitale del tessuto stesso della realtà: può essere studiata e utilizzata con fini altruistici o piegata al volere di entità malvagie.

Molto spesso è uno strumento che pochi riescono a incanalare, mentre altre volte è una magia dimenticata, quasi estinta.

Anche il fato – inteso come destino – può rappresentare una forza misteriosa, incontrastabile purché abbia un’origine soprannaturale e inspiegabile per la scienza (altrimenti si tratterebbe di un’opera fantascientifica).

Ma se personaggi ed estetica del genere sono a totale discrezione dell’autore, perché ci si focalizza sempre sullo stesso tipo di “scenario fantastico”? Quali sono i luoghi comuni in cui è facile incappare?

 

1. Il fantasy ha atmosfere medievali

L’immaginario comune ci ha abituati a vedere il fantasy attraverso gli occhi di cavalieri senza paura, maghi barbuti e draghi sputa fiamme.

Pensiamo alle ambientazioni più comuni: vaste pianure erbose, castelli infestati e lande desolate assediate da orchi o goblin.

In realtà queste caratteristiche derivano da miti o fiabe e fanno parte di un sotto-genere specifico che, negli anni, s’è imposto sul mercato editoriale: il “fantasy epico”.

Se scaviamo più a fondo, però, troveremo un ventaglio di possibilità meno limitato di quanto si pensi.

 

– L’urban fantasy è spesso collocato ai giorni nostri, in un mondo che si cela dietro la realtà vissuta dalle persone comuni. Le storie si spostano da un ambiente più campestre a grandi città sovrappopolate con tutti i problemi che la vita urbana può offrire.

“Constantine”, protagonista della serie a fumetti Hellblaze, vive a Londra e affronta la maggior parte delle sue sfide basandosi soprattutto su scaltrezza e conoscenze nel campo dell’occulto.

 

– Il dark fantasy si fonde con le tematiche horror. Le trame diventano più cupe e angoscianti, le atmosfere oscure. Sono storie non sempre si concludono con un lieto fine.

Il richiamo di Cthulhu, racconto di Howard Phillips Lovecraft, ne è un classico esempio.

 

– Il paranormal romance narra storie d’amore tra umani e creature appartenenti a miti e leggende.

Il diario del vampiro è una serie di romanzi della scrittrice statunitense Lisa J. Smith che segue le vicende di Elena Gilbert, una diciassettenne coinvolta in un triangolo amoroso con due fratelli vampiri.

 

– Lo science fantasy si mescola con elementi fantascientifici.

L’ultima Bomba, gioco di ruolo di Serpentarium, vede elfi, nani, orchi e draghi aggirarsi in un mondo ormai piagato dai postumi di una guerra nucleare.

 

– Nel weird si pone particolare enfasi sugli elementi soprannaturali più strani, fino al limite dell’assurdo.

Istruzioni – Tutto quello che devi sapere per il tuo viaggio è una fiaba scritta in forma poetica di Neil Gaiman che fornisce al lettore indicazioni dettagliate nel caso in cui ci si ritrovasse a vivere un’avventura all’interno di una favola.

 

2. Il fantasy è una lotta epica fra Bene e Male

Un’opera fantasy non deve necessariamente concludersi con una battaglia finale tra intere civiltà.

La storia può incentrarsi sulla crescita personale di personaggi alla ricerca del proprio potere perduto o di un oggetto prezioso da cui dipende il benessere della collettività.

Gli scrittori del genere – molto spesso – prendono spunto da Il viaggio dell’Eroe di Christopher Volger per sviluppare trame ben strutturate.

 

3. Il fantasy ha un linguaggio proprio

Ylahn’gurzhan, principe di Rharthir del regno di Rlfh’den – e simili – sono nomi che vengono usati di continuo per dare a luoghi e personaggi un aspetto lontano ed esotico.

Questa consuetudine è tipica degli scrittori del fantasy epico che, troppe volte, provano a emulare i grandi maestri del genere – come Tolkien e il famoso quenya, lingua artificiale del suo universo immaginario – dando poi la colpa alla “forza dell’abitudine”.

Linguaggi aulici e nomi impronunciabili hanno senso di esistere solo se inseriti con coerenza nella trama.

 

4. Il fantasy è un genere per ragazzi

Il mercato editoriale è saturo di opere fantasy dedicate a un pubblico molto giovane, tuttavia questo genere di narrativa non si riduce alle “storielle per bambini”.

I lettori adulti si immedesimano con difficoltà di fronte a eventi e personaggi bizzarri: per questo motivo scrivere una storia fantasy coinvolgente e convincente è più difficile di quanto si creda.

La serie Le Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin, il cui primo libro è costituito dal noto Il Trono di Spade, è un esempio attuale di quanto il genere riesca ad affrontare tematiche fin troppo controverse per un adolescente.

 

Il fantasy attraverso i secoli

La letteratura “fantastica” ha origine nelle mitologie delle varie religioni politeiste ma è nella metà del medioevo europeo – attraverso il genere della letteratura cavalleresca – che appaiono delle primordiali finzioni letterarie.

Siamo nel 1590 quando Edmund Spenser pubblica La regina delle fate, un’opera in cui la maggior parte dei personaggi sono elfi.

Poco più tardi, durante il periodo del Romanticismo, si sviluppa il romanzo gotico: un genere nato in Gran Bretagna con Il castello di Otranto di Horace Walpole. Lo scopo di questi libri è di spaventare il lettore con atmosfere cupe ed eventi sovrannaturali collegati al concetto di morte e sofferenza dello spirito.

Tra Ottocento e Novecento il genere fantastico moderno comincia a prendere forma.

Le fate dell’ombra, dell’autore scozzese George MacDonald, è considerato il primo romanzo fantastico per adulti. Una storia onirica, a metà tra realtà e fiaba.

La sensazione di essere catapultati in un mondo meraviglioso e i racconti incentrati sulla crescita personale cominciano, però, ad attirare un pubblico giovane. Da questa esigenza dilaga sempre di più una letteratura fiabesca per ragazzi: “Peter Pan” e “Il meraviglioso mago di Oz” diventano presto molto popolari.

 

Nel 1923 viene pubblicata la prima rivista interamente dedicata al fantasy: Weird Tales, seguita da The Magazine of Fantasy and Science Fiction. Ed è in questo periodo che il genere fantastico incontra, per la prima volta, la fantascienza.

Molti autori iniziano le loro carriere scrivendo per queste riviste: Clark Fritz Leiber, Ray Bradbury e H. P. Lovecraft.

 

Ma è con l’avvento dell’high fantasy che avviene la svolta. Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien attraggono lettori di ogni età. Il primo libro è per ragazzi, il secondo è di notevole lunghezza e serietà.

Da quel momento il genere viene rivisto sotto una nuova, splendente luce.

Negli anni ’70, seguendo la corrente del genere epico, Gary Gygax e Dave Arneson pubblicano Dungeons & Dragons: il primo esempio commerciale di gioco di ruolo.

L’estetica fantasy si diffonde rapidamente anche nei giochi da tavolo, nei wargame tridimensionali (come Warhammer Fantasy Battle) e nei videogiochi (The Witcher).

Più recenti ma di grande rilievo troviamo: Il Ciclo di Shannara di Terry Brooks, Harry Potter di J. K. Rowling, la saga di Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski e la lunga serie di romanzi ambientati nel Mondo Disco di Terry Pratchett.

Tra gli autori italiani di fantasy contemporaneo è doveroso citare: Valerio Evangelisti, Alan D. Altieri, Livio Gambarini e Anna Vivarelli.

 

Il fantasy ha stancato i lettori?

Una persona che non ha mai letto fantasy dovrebbe partire da Il Signore degli Anelli o Harry Potter.

Questo è il pensiero comune.

Certo, per un neofita è bene conoscere – e leggere – gli esponenti più importanti della narrativa fantastica. Ma bisogna per forza iniziare proprio da loro?

Perché non cominciare da Erikson, Le Guin, Gaiman o Pratchett?

Il fantasy – in tutta la sua vastità – viene spesso relegato a una delle sue tante declinazioni: quella che alimenta nuovi romanzi high fantasy o di letteratura dedicata ai ragazzi.

Per gli amanti del genere nati negli anni ’90 “Il Signore degli Anelli” (la trasposizione cinematografica di Peter Jackson) e i libri/film della serie di Harry Potter rievocano ricordi meravigliosi. Una generazione è letteralmente cresciuta seguendo i travagliati cicli scolastici di Hogwarts.

E che dire poi di Dragon Heart, Labyrinth, Xena, Hercules, Fantaghirò, La storia infinita, Conan il Barbaro e LadyHawke? Una corrente di fantasy che ha incantato gli spettatori con storie di amicizia, amore, sacrificio.

Ma oggi si può dire che il fantasy sia al passo con i tempi? O è ancora legato a un passato nostalgico che fatica a “scollarsi” dalla mente del pubblico?

Guardando il panorama fantasy attuale c’è una forte tendenza a voler replicare ciò che è già stato scritto seguendo precise modalità di narrazione e “modelli” di personaggi pressoché uguali. Come se la narrazione si fosse arenata e non permettesse più ad autore e lettore di crescere e affinare il proprio gusto.

E forse sì, questo genere di fantasy malinconico comincia a essere trito e ritrito proprio perché ha fatto il suo tempo.

 

Il genere fantastico è avventura: storie che portano adulti e bambini dentro una nuova realtà fatta di miti e leggende che si intersecano con il nostro mondo.

Il viaggio – soprattutto introspettivo – è pieno di pericoli e ostacoli. Di nuove, incredibili scoperte.

Non bisogna perdere il desiderio di esplorare, la curiosità di voler scoprire cosa si nasconde oltre i confini dell’immaginazione o il fantasy resterà solo il ricordo di un’avventura già vissuta.

 

 

Immagine: Anna Podedworna_ Wizards Of The Coast

 

 

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