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Ho sempre pensato, e lo penso ancora, che accedere al ‘dietro le quinte’ di qualsiasi spettacolo o opera d’arte sia affascinante. Così come intrigante è poter accedere alle parti più nascoste del lavoro dell’artista che, quasi sempre, coincidono con tutto ciò che succede perché un’opera si realizzi. Leggere “Il mestiere dello scrittore” di Murakami Haruki è proprio questo; significa entrare nel suo laboratorio di scrittura e capire come è diventato lo scrittore acclamato che tutti conosciamo e apprezziamo. È un saggio, ma soprattutto un’autobiografia, un racconto onesto di quello che è successo al suo autore. Nessuna pretesa di universalità, solo la possibilità di rivivere insieme ad Haruki, il suo percorso, dalla scuola che quasi detestava, perché la considerava una “fabbrica del conformismo”, alla celebrità raggiunta dopo un lungo lavoro fatto di metodo, sacrifici, determinazione, regole e dedizione.

Comprendere’ significa quasi sempre essere in grado di rispondere a domande che ci poniamo noi o che ci vengono rivolte da altri. Come si impara a scrivere? Esistono dei veri e propri esercizi di scrittura e non solo per l’aspirante romanziere? Cosa determina l’originalità di un libro? Uno scrittore, dove «trova» i personaggi da mettere in scena? Che importanza ha la forma fisica per uno scrittore? Ha senso attribuire tanta importanza ai premi letterari? A tutte, Haruki risponde raccontando la propria esperienza, quello che è successo a lui, quale la sua risposta a queste domande. Se ci fermiamo a rileggerle, ci rendiamo conto che sono fondamentali per la costruire una struttura il cui funzionamento si basi su un metodo e non sulla casualità. Sono però domande che ci poniamo quando abbiamo già deciso che vogliamo fare il mestiere dello scrittore, ovvero quando abbiamo già risposto a quella fondamentale, la più importante: per chi si scrive?

Quando scriviamo, abbiamo sempre in mente un destinatario, reale o virtuale, che potremmo essere anche noi stessi. Ebbene, la scrittura diventa un’operazione di senso soltanto se sappiamo per chi scriviamo.

Riporto due passaggi del libro che mi sembrano importanti per comprendere quali sono per Haruki i due ingredienti imprescindibili non solo per la scrittura, ma per qualsiasi attività. Il primo aspetto che sottolinea è che

quando intraprendi una cosa che ritieni molto importante per te, se in essa non trovi un piacere e una gioia naturali e spontanei, se mentre la fai non senti un’eccitazione in petto, significa che c’è qualcosa di sbagliato, di poco armonioso.”

Haruki ci avverte anche che il mestiere dello scrittore non è per nulla facile né, tanto meno, immediato. Richiede sacrificio, metodo, dedizione e tempo, molto tempo.

La differenza tra avere o meno effetto immediato, tanto per fare un esempio, è la stessa che intercorre tra un bollitore piccolo e uno grande. In quello piccolo l’acqua bolle subito, ma si raffredda in fretta. In quello grande invece l’acqua mette molto tempo a raggiungere la temperatura voluta, ma una volta che bolle, non si raffredda facilmente. Non si tratta di stabilire quale dei due è migliore, dipende dall’uso che se ne vuole fare. La cosa essenziale è saperli usare entrambi nel modo opportuno.”

Passione e dedizione, consapevolezza e metodo. Nessun giudizio nei confronti di qualsiasi opzione, soltanto la puntualizzazione di alcuni aspetti che devono essere chiari nella mente dello scrittore. Si può cercare l’effetto immediato, l’effetto fuoco d’artificio, ma occorre essere consapevoli che

Scrivere un romanzo o due non è poi così difficile. Ma pubblicarne molti, mantenersi con la propria scrittura e sopravvivere in quanto romanzieri, è tutto un altro paio di maniche. Un’impresa dura, non alla portata di tutti.

Murakami Haruki fa parte della categoria di scrittori che ce l’hanno fatta e continuano a essere punti di riferimento per gli amanti della lettura. Non c’è nessuna presunzione ne “Il mestiere dello scrittore”, ma tanta umiltà. L’umiltà di chi, con l’esperienza, ha compreso quanta responsabilità ci sia nello scrivere ed è perfettamente consapevole che l’unico modo per sperimentare se una cosa galleggerà o affonderà è gettarla in acqua.

Essere un romanziere significa raccontare una storia. E raccontare una storia significa, in altre parole, scendere di propria volontà al fondo della propria coscienza.”

In questo saggio, Haruki racconta se stesso attraverso il punto di vista dell’autore e del protagonista. Si mette a nudo di fronte al suo pubblico ripercorrendo le tappe fondamentali del mestiere che ha scelto, il mestiere dello scrittore, che coincide con il mestiere di vivere. Lo ripeto, perché è importante: nessuna pretesa di universalità. Haruki parla dello scrittore Haruki e il mestiere dello scrittore è l’insieme delle regole, delle esperienze e delle sensazioni che prova lui scrittore.

Abraham Lincoln ha lasciato queste parole: «Si possono ingannare molte persone per breve tempo. Si possono anche ingannare poche persone a lungo. Ma non è possibile ingannare molte persone per molto tempo». Credo che la stessa cosa si possa dire del romanzo. Ci sono tante cose a questo mondo che trovano conferma col tempo, soltanto col tempo.”

Che siamo aspiranti scrittori oppure no, scelgo questa citazione come il consiglio che un grande scrittore dà a tutti i suoi lettori. Scrivere significa essere consapevoli della responsabilità della scrittura, nel rispetto di se stessi e del lettore.

Murakami Haruki, Il mestiere dello scrittore, Einaudi, 2017, pagg. 200, € 18.00