Il morso della vipera

L’ambientazione e il clima di un libro sono ingredienti che possono far decollare o affossare una storia: vanno studiati e preparati con cura. Nel romanzo Il morso della vipera l’autrice, Alice Basso, lo ha fatto, regalandoci un romanzo storicamente credibile e dall’intreccio gradevole.

L’AUTRICE

Alice Basso, milanese, classe 1979, vive ora vicino a Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Esordisce nel 2015 con la prima avventura della serie che vede come protagonista la ghostwriter Vani Sarca dal titolo L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome. Ne sono seguite altre quattro. Il morso della vipera invece è il primo capitolo di una nuova serie ambientata nell’Italia degli anni Trenta.

LA TRAMA

Torino 1935. Anita è una ragazza avvenente, poco studiosa, senza sogni particolari e con un fidanzato affascinante. Quando lui le chiede di sposarlo, però, Anita di colpo capisce che quello, almeno per il momento, non è il suo desiderio. L’idea che l’uomo ha delle donne è in totale sintonia con la propaganda fascista: perfetta casalinga e madre di famiglia numerosa. La ragazza gli propone allora di sposarlo, ma a patto che le lasci sei mesi di tempo per provare a lavorare. Lui accetta. Ma che lavoro può svolgere una donna che non ha mai studiato e non ha predisposizioni particolari? Ci penseranno l’amica Clara e Candida, sua ex insegnante di dattilografia, a trovarle un’occupazione in una piccola case editrice. Anita scoprirà un mondo nuovo e avrà un mistero da risolvere.

 

 

DA NOTARE

Il romanzo rientra nel genere del giallo storico, ma è quest’ultima sua matrice più ancora di quella investigativa a meritare attenzione. L’autrice ha condotto una ricerca approfondita sulle fonti dell’Italia degli anni ’30. E questo studio che c’è alla base del libro si avverte e si apprezza. Quando si calano le storie in contesti storici diversi da quelli correnti, il rischio non è solo di cadere nell’anacronismo, ma anche di non saper rendere in modo efficace l’atmosfera di quei tempi. Qui invece la Basso ci trasporta davvero nell’Italia del ventennio fascista e soprattutto nella sua mentalità con la quale le persone, volenti o nolenti, hanno dovuto fare i conti anche nelle scelte di vita privata. La narrazione tuttavia è sempre condotta con ironia e vivacità, capaci di alleggerirla senza però mai mancarle di rispetto.

 

INCIPIT

In pratica il quadro è questo.

È la fine del pomeriggio del primo vero sabato d’estate. Torino pullula di persone felici di trovarsi all’aperto, la luce è una colata d’oro e i portici di piazza Statuto, per contrasto, sono freschi di ombra azzurrina. Nel bar – anzi, nella mescita – sotto i portici, lato sinistro, la radio sta trasmettendo uno dei cinque radiogiornali quotidiani, e siccome oggi fa caldo e le porte sono aperte le parole arrivano fin dentro la Tabaccheria Bo, che confina con il bar. Con voce stentorea e nasale, il lettore del radiogiornale sta informando i cittadini che questa mattina, 8 giugno 1935, a Cagliari, il Duce ha tenuto un focoso discorso in difesa della politica italiana in Africa e contro i pregiudizi degli inglesi, i quali si guardassero loro prima di criticare altre potenze coloniali come l’Italia (questa la sostanza del discorso, anche se il radiogiornale ovviamente usa ben altro registro).

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