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Sono andato al mare, di mattina presto, mentre le stelle si spengono e il sole ancora non è nato. Passeggiare a piedi nudi sulla sabbia, senza un perché, solo per il piacere di farlo.

Non è forse questa la felicità?

Un tempo, in estate inoltrata, avevo l’abitudine di stilare un bilancio dei mesi precedenti. Cosa avevo compiuto di positivo, cosa avrei potuto migliorare, dove sarebbe stato utile intervenire con modifiche per ottenere maggiori risultati. Compilavo elenchi di buoni propositi che avrebbero dovuto condurmi alla felicità.

Un metodo efficace, concreto, che mi ha aiutato a realizzare gran parte dei desideri, ma nonostante i successi e i traguardi raggiunti, la felicità, per come la intendevo io, non arrivava mai.

Siamo stati abituati a lottare per ottenere, sacrificare tempo, affetti e quello che amiamo fare davvero, in nome di uno o più obiettivi, con l’illusione che l’ottenimento di un buon risultato, avrebbe garantito la felicità.

Identifichiamo questo stato d’animo con la realizzazione dei desideri. Ci impegniamo, lavoriamo, aggiustiamo costantemente il focus per avere tutto sotto controllo, come se la felicità fosse qualcosa da costruire e poi recintare.

Ma che cos’è la felicità?

Difficile rispondere oggettivamente: la felicità è astrazione e in quanto tale non è misurabile, dunque soggettiva.

La mia immagine di felicità è osservare la mia esistenza, percepire che non manca nulla, guardare meravigliato che cosa ho intorno.

È questo il motivo per cui non redigo più programmi, per evitare di marciare al ritmo delle ambizioni che per anni hanno condizionato i miei stati d’animo. Oggi è importante lasciare spazio a un’autentica libertà in cui posso essere me stesso.

Da tempo, ogni sera scrivo un breve riassunto della giornata su un quaderno, senza mai dimenticare di annotare un evento o una situazione positiva, qualcosa che ho imparato, un sorriso, il bello che mi ha attraversato. È un esercizio che suggerisco anche alle persone che seguo. Praticato con costanza ha il potere di cambiare il punto di osservazione della nostra esistenza; non ci si sofferma più sulla mancanza, sul desiderio di quello che non c’è, ma si sposta l’attenzione su quello che è già presente.

Un cambio di prospettiva necessario per comprendere ciò che per noi è più congeniale, che ci rende felici nell’atto stesso in cui lo realizziamo.

La scrittura aiuta a chiarire: è rivelazione.

Nel viaggio verso l’ignoto che alberga in noi, abbattiamo i confini tracciati, i ruoli che recitiamo, liberiamo l’essenza della nostra infanzia, quando il mondo non era altro che un mistero da scoprire.

È la felicità che porta al successo e alla realizzazione, non il contrario.

Indosso le scarpe, mi volto, un ultimo sguardo dove mare e cielo si confondono.

Non è forse questa la felicità?