Io, robot

Le raccolte di racconti impegnano sia l’autore sia il lettore. Il primo deve saper padroneggiare la tecnica dell’essenzialità senza sacrificare la componente emozionale di cui le buone narrazioni non possono essere prive, il secondo è chiamato a entrare e uscire da storie ogni volta diverse e abituarsi, nel breve, a dinamiche nuove. Ma se la raccolta si intitola Io, Robot e l’autore è Isaac Asimov, si può stare certi che non esistono ostacoli e la lettura scorra fluida dall’inizio alla fine.

L’AUTORE

Isaac Asimov nasce il 2 gennaio 1920 a Petroviči (Russia). Il padre della robotica, attraverso la sua produzione di più di cinquecento opere, racconta una fantascienza calata nelle scienze e nell’analisi della natura umana. Tra i suoi scritti più importanti: il racconto Notturno, i romanzi del Ciclo delle Fondazioni e il Ciclo dei Robot. Nel 1972 Asimov pubblica Neanche gli dei che gli fece vincere il primo di sei premi Hugo, un Nebula e un Locus.

Nella sua ultima opera di divulgazione, Our Angry Earth (1991), scritta in collaborazione con Frederik Pohl, lanciò allarmi riguardo alla crisi ambientale descrivendo i fenomeni dell’effetto serra e del buco dell’ozono. Muore il 6 aprile del 1992.

 

LA TRAMA

Io, robot è una raccolta di racconti di fantascienza.

Contiene nove storie scritte fra il 1940 e il 1950, che hanno per protagonisti robot positronici. Le storie sono indipendenti l’una dall’altra ma narrano in ordine temporale lo sviluppo del cervello positronico che prova a integrarsi con il genere umano, suo creatore.

Il filo conduttore che accompagna il lettore è la dimostrazione pratica delle tre leggi della robotica sull’individuo e sulla società con le loro contraddizioni e apparenti falle.

 

DA NOTARE

Asimov, in quanto divulgatore, racconta gli eventi in modo semplice, attraverso una logica ferrea e razionale. Una narrazione che spiega sempre al lettore che cosa sta accadendo e perché gli eventi seguano una direzione precisa.

Lo scrittore, però, non rappresenta la complessità dei sentimenti attraverso lunghe descrizioni ma lascia che brevi eventi disseminati nella storia dell’uomo mostrino le motivazioni che hanno spinto l’umanità ad agire proprio in quel modo. Come una naturale, inevitabile conseguenza.

I dialoghi sono diretti e chiari così come la trama, che mai indugia su dettagli irrilevanti o superflui.

Le tre leggi a cui i cervelli positronici devono sottostare vengono volutamente ripetute come un mantra che non solo condiziona i protagonisti e le loro vite ma anche la fantasia di ogni lettore amante del genere.

 

INCIPIT

LE TRE LEGGI DELLA ROBOTICA

  1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge
  3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge

Si ringrazia per la collaborazione a questa recensione Eleonora Villani.

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