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  • Cosa fai nella vita? (tono curioso)
  • Scrivo.
  • Ah, che bello, sei una scrittrice! E scrivi romanzi? (tono entusiasta e ancor più curioso)
  • Scrivo libri per bambini.
  • Ah, wow! E scrivi fiabe? (tono già meno entusiasta, ma comunque curioso)
  • No, scrivo libri d’arte.
  • Ah, bello. (tono decisamente meno entusiasta)
  • Sì, è bellissimo. È un lavoro che mi permette di unire la mia passione per la scrittura e quella per l’arte.
  • Ah (tono esclusivamente deluso). E ci mangi?
  • Scusa?
  • Coi i tuoi libri d’arte per bambini, intendo (tono fra il curioso e il cinico)
  • Beh, diciamo che se dovessi far campare tutta la mia banda di figli…
  • Eh certo. Comunque adesso devo andare. Carino comunque il tuo lavoro (tono di cordiale congedo misto a compassione profonda)

Non mento se dico che la maggior parte delle conversazioni riguardanti la mia vita professionale vada a finire così. E mi perdonino i miei sostenitori e lettori entusiasti che, invece, si appassionano al mio lavoro, lo capiscono e lo condividono.

Certo, scrivere libri d’arte per bambini fa rientrare in una nicchia, anzi nella nicchia della nicchia, ma questo non toglie che sia un lavoro vero, bellissimo e che tante soddisfazioni mi dà.

Quello che faccio oggi è un punto di arrivo, sicuramente non definitivo, di un percorso di amore per la parola scritta che mi porto dietro sin da quando ero bambina. Il mio mondo è sempre stato fatto di parole, private e “pubbliche”, tenute racchiuse nelle pagine di un diario, rivolte a maestri e professori, contenute in una tesi di laurea, condivise sulle pagine di giornali.

Poi, dieci anni fa, il sogno di vedere pubblicato sotto forma di libro quello che scrivevo è diventato realtà.

Una realtà che era il frutto della mia storia e della mia quotidianità: Parigi, i figli (in quel momento due che tenevo per mano e due ancora nella pancia), l’arte.

Mi sono ritrovata a firmare copie nelle più belle librerie della Ville Lumière a fianco di mostri sacri dell’editoria per l’infanzia, a parlare di diversità, a improvvisarmi illustratrice con scarsi risultati per far felici bambini che, alla dedica scritta, preferivano un bel disegno.

Tutto questo grazie a “Il etait une fois la Tour Eiffel”, un volume illustrato magistralmente da una giovane ragazza svizzera e pubblicato da Thomas Jeunesse, che conteneva una storia che fino a quel momento avevo raccontato solo alle mie bambine. Un libro nato per caso, frutto delle chiacchiere intorno a un tavolo con i due editori che hanno amato il mio racconto e che mi hanno spinta a scriverlo.

Un libro che ha come protagonista Madame la Torre Eiffel e che racconta come l’essere unici, proprio come lo è lei, sia una valore da coltivare.

È stato proprio grazie a una foto della copertina che avevo pubblicato su Facebook – social che imparavo a conoscere e che “frequentavo” con grande discrezione – che ho ritrovato Martina Fuga.

Anni prima avevamo lavorato insieme alla prima mostra realizzata in Italia su Frida Kahlo, un’esperienza straordinaria che ci aveva fatto condividere momenti straordinari in nome della mia pittrice preferita. Martina aveva abbandonato il mondo dell’organizzazione di mostre del quale era una delle professioniste più stimate e competenti e aveva deciso di fondare Artkids, un “progetto” che aveva come obiettivo quello di rendere l’arte a portata di bambino attraverso la creazione di prodotti editoriali che potessero permettere questo “miracolo”.

Una volta tornata a vivere in Italia, intorno a un tavolo della prima colazione (è proprio vero che la condivisione del cibo veicola sempre le scelte migliori!), Martina mi ha raccontato di sé e del suo lavoro e mi ha proposto di diventare sua compagna di viaggio.

Avrei potuto immaginare qualcosa di meglio?

Studiare- scrivere- bambini: un connubio perfetto di tutta la mia vita professionale e personale passata e presente.

Dal quel cappuccino sono passati cinque anni che hanno visto nascere parecchi progetti bellissimi: le family guide create per numerose esposizioni, il “Taccuino dell’esploratore di Musei” creato in occasione della Famu, la giornata nazionale delle famiglie al Museo,  la mostra “La storia dell’arte raccontata” alla Villa Reale di Monza.

E poi i libri, quelli “veri”: “La mia Milano”, una guida storico-artistica pubblicata da Electa Kids, i testi scolastici realizzati per Cetem, “Il taccuino dell’esploratore di Musei- Uffizi e Palazzo Pitti” per Sillabe e infine “La Storia dell’Arte raccontata ai bambini” pubblicata quest’anno da Salani.

Tutti i nostri libri (scrivo “nostri” perché di vero e proprio lavoro a quattro mani si tratta) hanno come caratteristica quella di offrire ai giovani lettori delle informazioni sugli artisti e sulle loro opere, approfondite e mai banali seppur scritte con un linguaggio a loro accessibile, accompagnate da suggerimenti di attività che permettano loro di sperimentare tecniche, approcci e pensieri dell’artista stesso.

La redazione di ogni libro segue uno stesso metodo che parte dallo studio dell’artista di cui dobbiamo scrivere, verifica a livello nazionale e internazionale la possibile concorrenza, elabora i contenuti e termina con un test sugli utenti finali, i bambini, la bontà e l’efficacia di quanto scritto. Fin dal primo libro abbiamo avuto come parte integrante della nostra “banda” Sabrina Ferrero, in arte Burabacio, che con le sue illustrazioni riesce ad interpretare le nostre parole e il nostro stile.

Possiamo dire che sia un vero lavoro?

Direi proprio di sì! Pochi riescono a capire quante ore di studio ci stiano dietro ad ogni pagina, quanto sia difficile non scadere nella banalità e dire tutto, o almeno tanto, in modo coretto ma non complesso, a inventare sempre approcci e approfondimenti diversi per far vivere l’arte ai bambini.

Il mio lavoro mi dà da mangiare? Sono sazia di soddisfazioni e affamata di realizzare nuovi progetti!

  • Comunque magari prima o poi un libro vero lo scrivi (tono misto di compassione e incoraggiamento)
  • Sì, magari sì.

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