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La Calligrafia è emozione

Calligrafia: dal greco kalòs “bello” e graphìa “scrittura”. Partiamo da qui.

Qualcosa di magico. Qualcosa che crea una connessione tra ciò che è armonia delle forme e ciò che rappresenta la nostra essenza più vera; scrittura che “vediamo” (tratti uniti a formare lettere solo nostre), e scrittura che leggiamo (ciò che pensiamo).

Cosa c’è di più potente e magico se non la calligrafia?

Una sofisticatissima sequenza di movimenti del mio corpo, del mio braccio e della mia mano, guidati dalla mia mente, dal mio cervello, dai miei occhi.

La sinergia di queste componenti produce un’azione scontata ma altamente qualificata che si traduce in un gesto. E questo non è un gesto qualsiasi ma qualcosa di più concreto, di significativo, una traccia che ha un significato preciso, qualcosa che possiamo LEGGERE e questo è straordinario!

Straordinario che l’uomo abbia inventato un insieme di SEGNI che possa costruire LETTERE,

un insieme di LETTERE che possa costruire PAROLE, un insieme di PAROLE che possa costruire PENSIERO.

Un insieme di segni che ci catturano dapprima lo sguardo e poi ci parlano, ci guidano gli occhi

Per portarci ad esplorare i più profondi anfratti della psiche.

Ci fanno comunicare tra di noi, contribuiscono a suscitare i sentimenti più forti.

Per me, la calligrafia si traduce in riflessione estetica.

Non è solo scrittura. Si trasforma in arte.

Quando lavoro ogni mia composizione è ispirata: racchiude in sé messaggi e ricordi, ogni volta differenti perché influenzata anche dai colori che la avvolgono (o che desidero che l’avvolgano). Nel lavoro che presento è in atto un discorso tra me e me, tra me e le persone che vorranno leggere e guardare.

L’impatto è potente e parla a voce alta ma il messaggio vuole essere positivo, un dialogo,un consiglio.

 Non vuole avere mai la pretesa di essere un ordine o un dato di fatto, solo il mio pensiero e la mia passione nelle cose che racconto e rappresento, intelletto e sentimento che desidererei ognuno modificasse e trasformasse in uno proprio.

Tutto pulsa, si muove, in una parola tutto vuole essere vita e la calligrafia diventa lo splendido mezzo per esprimere il mio “io” in modo completo: vedo, sento, tocco, respiro. L’emozione si traduce in pensiero che poi si trasforma in segno grafico e infine viene offerto.

Composizioni al limite dell’equilibrio, lettere che ruotano, lettere generose, lettere severe, lettere che non stanno mai ferme a volte creando textures suggerendo allo spettatore un’immagine già tutta sua, di sua proprietà.

Messa da parte la menzogna e l’inutile tentativo di piacere a tutti i costi, lo sguardo può volgere verso una sola direzione: la libertà.

Scrivere è vivere: ci vediamo al Convegno?

Sono davvero felice perché parteciperò al Convegno Nazionale Scrivere è vivere a Milano, al teatro OUT OFF, il prossimo 1 giugno e sarà l’occasione per parlare di un argomento che mi sta a cuore, di come la calligrafia possa essere una strada di riscoperta di se stessi. Sarà bello incontrarci.