La grammatica italiana è uno dei territori principali in cui si muove Massimo Roscia. Insegnante di comunicazione, tecniche di scrittura emozionale, editing, letteratura gastronomica e marketing territoriale.

Il suo esordio nella narrativa pura risale al 2006 con Uno strano morso. Ovvero sulla fagoterapia e altre ossessioni per il cibo edito da Edizioni della Meridiana. Il grande succcesso arriva con La strage dei congiuntivi edito da Exorma, un titolo molto evocativo.

A seguire:

Di grammatica non si muore. Come sopravvivere allo sterminio della punteggiatura e allo sterminio dei verbi. 

Peste e corna. Come disintossicarci da luoghi comuni, frasi fatte e compagnia bella

Il dannato caso del signor Emme

Compiti delle vacanze per gli amanti dei libri

Compiti delle vacanze per gli amanti dei libri 2

Errorario. Piccolo dizionario degli errori grammaticali, dei dubbi e dei tormentoni linguistici.

Mario Vocabolario e la magia delle parole.

 

Nel 2019 debutta a teatro con la sceneggiatura di GraZzie, un ricco campionario di tutti gli errori, i forestierismi, i neologismi e tutti gli scivoloni tragicomicamente reali che, ogni giorno, nutrono la lingua italiana.

L’abbiamo intervistato nell’ambito della nostra Rassegna Una Storia Fantastica e la sua intervista merita davvero l’ascolto. Ne riportiamo qui i passaggi più significativi.

 

Grammatica italiana: perché dici che è sexy 

Massimo, cosa intendi quando dici che la grammatica è sexy?

Ho un amore sconfinato per la lingua italiana e una grande passione per la grammatica.

Per me, coniugare bene un congiuntivo è più sensuale degli addominali scolpiti a tartaruga.

La grammatica è divertente, è pop ed è utile.  La grammatica è un gioco e, come tutti i giochi, ha delle regole che vanno rispettate; questo stimola la mente mettendoci in competizione.

Ho tentato di restituire un po’ di dignità, di reputazione sociale e di simpatia a una materia, la grammatica, che abbiamo tutti detestato perché ci riporta alla memoria le ore a scuola, i tomi polverosi pieni di regole, prescrizioni, divieti, eccezioni ed eccezioni alle eccezioni, essendo l’italiano una lingua molto fantasiosa.

 

Errori di grammatica 

L’errore è democratico e universale perché non conosce classe anagrafica né stato sociale o provenienza geografica. Tutti commettiamo errori quotidianamente, a volte per fretta altre proprio per ignoranza. L’errore è un ottimo indicatore del processo di apprendimento di una lingua. È un’opportunità per migliorarsi e per correggersi quindi, anche se suonerà strano, io dico “Viva gli errori!”.

Bisogna giocare con gli errori e sdrammatizzarli con il sorriso perché attraverso il sorriso, l’aneddoto e la curiosità riusciamo a correggere, troviamo una memotecnica e riusciamo a fissare in mente una regola che un tempo ritenevamo astratta e scollegata dalla vita di goni giorno. Quando capiamo che l’uso di un avverbio e la corretta coniugazione di un verbo non servono soltanto come segno distintivo di appartenenza a uno status sociale ma nella quotidianità, nello scrivere un curriculum vitae, una lettera d’amore, nel rinegoziare in banca il mutuo per l’acquisto della prima casa, la grammatica acquista nuovo senso e valore.

La grammatica può essere una materia ostica ma anche divertente, la paura di sbagliare non deve impedire di godere della lingua e di giocare con le parole, avendo come fido alleato il dizionario.

 

Iniziare a scrivere: quando è avvenuto per te? 

Scrivo da quando sono nato, da quando ne ho memoria. Ho iniziato facendo la lettera O con l’aiuto di un bicchiere e in quel tratto lineare curvo che ambiva alla perfezione, senza peraltro mai raggiungerla, ho iniziato a scoprire l’altro da me e il desiderio di conoscere. Sono passato alle altre vocali e poi alle consonanti per arrivare, combinando questi grafemi, alle parole e alla loro combinazione. Le parole sono ancelle del pensiero che danzavano sulla riga creando delle frasi di senso compiuto; da lì ho iniziato a scrivere, a incontrare, ad attivare i sensi, ad abbracciare, a viaggiare e a leggere, leggere, leggere, a prendere tanto dalla vita fino al punto di pensare a cosa avrei potuto fare e dare in cambio. Scrivere è stata la risposta.

La mia è un’idea di scrittura come restituzione. Con la scrittura cerco di restituire tutto ciò che di bello la vita mi ha dato e continua a darmi. Ho riempito pagine e pagine di vocali e consonanti, in maiuscolo, in minuscolo, in corsivo e in stampatello. Sono ancora un grafomane e sono feticista della carta, poi uso il computer ma solo per darmi un tono tecnologico. Scrivo tanto a mano, prendo appunti che sembrano geroglifici da decodificare.

 

La scrittura: una ricerca continua di qualcosa al di fuori dei luoghi comuni 

Umberto Eco consigliava di evitare le frasi fatte, la solita “minestra riscaldata”, quelle combinazioni polirematiche, modi di dire e luoghi comuni consumati dalla ripetizione, dall’uso e svuotati di significato.

Il dizionario contiene 270.300 lemmi dei quali solo 2000 sono quelli utilizzati da un parlante medio. Potremmo viaggiare con bagagli da stiva grandi e invece ci limitiamo a usare un bagaglio a mano di dimensioni striminzite. Molto spesso ci rifugiamo nelle frasi fatte, inseriamo una sorta di pilota automatico e le ripetiamo fino ad anestetizzare il nostro pensiero. Bisogna che riscopriamo la bellezza delle parole, i giochi di parole e le combinazioni inusuali, che ci interroghiamo su cosa diciamo, come lo diciamo e perché lo diciamo pensando a chi ci ascolterà o ci leggerà, immaginando cosa noi vorremmo leggere o ascoltare. Cerchiamo di evitare inutili riempitivi verbali o frasi fatte come “nella splendida cornice…” ché sono diventate splendide cornici anche i parcheggi abbandonati e i siti industriali dismessi.

Le frasi fatte come valore assoluto non sono il male perché danno vivacità e colorano il nostro linguaggio. Ricordiamoci di usarle in modo critico e nella giusta misura.

 

Il dannato caso del signor Emme 

Ne “Il dannato caso del signor Emme” la figura della madre Carla è portatrice di una tematica interessante: la salvezza della memoria. Quanto ti è cara questa tematica?

Questo libro contiene tante tematiche che mi stanno a cuore tra cui, appunto, quello della damnatio memoriae, la condanna della memoria, pratica in uso già nell’antico Egitto prima che nell’antica Roma, per effetto della quale veniva cancellato ogni ricordo di chi era colpito da tale decreto come se questa persona non fosse mai esistita.

Come Carla, ritengo essere una pena esecrabile più dura persino della morte. Carla, sempre attiva e in prima linea nelle battaglie civili, vuole riabilitare i personaggi ingiustamente dimenticati e messi all’indice. Io pure sono terrorizzato dall’idea della condanna della memoria.

 

Personaggi: poi ci sono i gemelli 

Nella sua impresa di salvezza della memoria, Carla è accompagnata dai suoi due gemelli: il primo è un bambino prodigio che parla di Heidegger ed è capace di risolvere equazioni differenziali lineari; il secondo, nonostante lo stesso patrimonio genetico, è candido e simpaticissimo, ha una sensibilità tutta sua di percepire il mondo ed è a suo modo geniale.

Carla, donna straordinaria che pianta semi nella vita, accoglie, aiuta e si dona; questa eroina di poveri, questa buona samaritana dalla parte degli emarginati e degli ultimi sempre pronta a spendersi; una donna che ha costruito la sua esistenza su macerie precedenti grazie all’amore.

 

Romanzo di viaggio… 

C’è il viaggio che è viaggio di scoperta e viaggio di conoscenza, viaggio di riappropriazione, di recupero della memoria, viaggio picaresco e onirico.

Si viaggia su uno scuolabus targato Zagabria, si viaggia per un’Europa distopica, un’Europa molto diversa da quella che conosciamo noi. Il mondo è tutto un po’ cambiato e ci sono questi due gemelli e la loro madre. Uno dei gemelli è un genio assoluto di scienze, di letteratura e di filosofia, l’altro è un bambino dolcissimo che vive un po’ in un suo mondo; questi gemelli non hanno un nome proprio perché sono tanto caratterizzati che un nome sarebbe stata solo un’etichetta inutile. Tutti i personaggi sono importanti e tutti faranno un viaggio che li aiuterà a crescere, tutti loro sono dei cavalieri erranti.

Lo spazio è un non luogo, il tempo non tempo: potrebbe essere passato, presente o futuro.

Adoro i giochi, i pastiches letterari, gli specchi deformanti, le botole, gli indizi e le false piste e quando scrivo mi diverto a sfidare il lettore, a chiamarlo a una sorta di partecipazione attiva.

 

L’importanza del linguaggio 

Hai fatto un grande lavoro sul linguaggio da un punto di vista tecnico. Pue essendo un romanzo fantastico, in cui la componente immaginifica sovrasta la parte della realtà, il lavoro sul linguaggio è stato rigoroso e importante.

Sono stato rinchiuso per quasi un anno nella biblioteca Baldini, il fondo privato di Paolo Monelli.

Il personaggio del signor Emme è ispirato alla figura di Paolo Monelli, giornalista e scrittore, una persona dotata nell’uso della penna con una straordinaria e graffiante ironia che è stato, purtroppo, dimenticato.

C’è l’idea di giocare con i registri linguistici, ricorrendo anche a una componente reale, perché questo viaggio fantastico e picaresco c’è una biografia reale, ancorché romanzata, fondata su tutti i cimeli personali, gli scritti editi e le scatole della memoria completamente inedite che ho personalmente dissepolto con la mano ferma dell’archeologo. Ho conosciuto Monelli solo attraverso i suoi scritti e durante le immersioni nel suo fondo privato, mi sono sentito come un medium che ridava voce e vita a una persona scomparsa.

Ho giocato a far rivivere il signor Emme con i suoi scritti, nell’uso delle parole, nelle combinazioni lessicali, ho giocato a cavallo tra vero, verosimile e falso mescolando componenti derivate dall’osservazione e dall’esperienza ad altre nate dalla pura fantasia.

 

Il silenzio 

Un altro elemento importantissimo è il silenzio. C’è un punto in cui tu scrivi che “il silenzio non è una rinuncia all’esercizio della parola, è una parola speciale che permette di esprimere l’inesprimibile”.

La maggior parte delle persone teme il silenzio e lo evita, equiparandolo a una semplice assenza. Il silenzio, invece, è pienezza, non è rinuncia all’esercizio della parola ma è esso stesso parola, una parola speciale che permette di esprimere l’inesprimibile. Il silenzio è il seme da cui nasce il dialogo, è il filtro che ci consente di riattribuire il giusto significato a vocaboli logorati da un utilizzo superficiale e ipocrita; il silenzio rappresenta il vero disporsi all’ascolto collegando il nostro esserci all’esserci dell’altro. Il silenzio è un silenzio attivo, un senso partecipato, un silenzio d’ascolto che dona pienezza e spesso è più forte, più chiassoso, più significativo, più carico di sfumature e di profondità delle parole stesse.

 

 

Essere editor: che ne pensi? 

 Ho un rapporto bellissimo, fatto di amore e di rispetto con tutte le mie editor e i miei editor, quelli del passato e quelli attuali.

L’editor è uno che si prende cura di te e del tuo libro, è come una levatrice perché vede prima di te il tuo figliolo, lo prende in mano e tocca prima di te il tuo libro.

L’editor è amico, è compagno, guida e psicologo; è un confidente, è un killer seriale, un fisioterapista ti fa drizzare dicendoti di tenere d’occhio la postura narrativa.

L’editor è un accordatore di strumenti musicali, è una proteina che genera reazioni, che stimola delle reazioni chimiche, le accelera.

L’editor deve essere bravissimo, non soltanto tecnicamente perché sparisce di fronte all’opera e dona suggerimenti per farne uscire tutto il potenziale, ma perché entra in profondità, va in apnea con te senza bombole. Tu poi riaffiori in superficie con il tuo libro e mentre l’editor resta sott’acqua.

Quando termina la stesura di un libro, si ha in mano una bozza, un embrione di testo. Bisogna smettere l’abitus dello scrittore e indossare quello dell’editor e quello del lettore, il lettore più critico, più pignolo e più esigente che possa esserci. Un consiglio: leggete a voce alta, togliendo voi stessi e il vostro ego. Il ruolo dell’editor non può essere risolto nella revisione di un testo o nella correzione del refuso; l’editing è una cosa solenne e profonda, che richiede energia, professionalità e abnegazione.

 

Che significa refuso? 

 Il refuso è un animaletto magico con la straordinaria capacità mimetica di prendere il colore della superficie su cui è poggiato, è dispettosissimo e capriccioso. Ci sono delle tecniche dell’allenamento dell’occhio per scovare ed eliminare il refuso ma, molto spesso e nonostante la tua abilità e perizia, non riesci a scovarlo e salta fuori solo dopo il “visto si stampi”. Ci vogliono molti occhi per trovare un refuso e, a volte, lui comunque riesce a non farsi scovare.

 

Compiti delle vacanze per amanti dei libri 

L’anno scorso hai scritto “Compiti delle vacanze per amanti dei libri”. Ora uscirà anche il secondo volume. Ci sono cruciverba, rebus e indovinelli. Come hai fatto a pensare a tutte queste pagine che ti riportano veramente al tempo della scuola e ti viene voglia di fare i compiti una volta?

 Sì, ci sono tanti giochi. L’anno scorso c’erano cento esercizi tra indovinelli, anagrammi, testi cifrati, cruciverba e tante domande a difficoltà crescente; tutti i “compiti” erano incentrati sulla letteratura, partendo dai grandi classici latini e greci fino a quella contemporanea e comprendevano tutti i generi letterari, dal romanzo d’azione, al poliziesco, al thriller passando per la biografia, il romanzo di formazione e l’autobiografia.

Io sono un collezionista di aneddoti, di tutte le curiosità che riguardano scrittori più o meno conosciuti, più o meno celebrati e mi sono proprio divertito a creare delle domande riguardo questi aneddoti.

In appendice ci sono le risposte ma non barate.

Nel secondo volume, ci sono cento nuovi esercizi con diversi gradi di difficoltà.

Ho diminuito la parte classicheggiante, dando molto più spazio ai libri e agli autori contemporanei, l’ho reso ancora più pop. Credo che i ragazzi troveranno soddisfazione nelle sfide di letteratura contemporanea, al di là del fatto di giocare e verificare le proprie conoscenze (reali o presunte) sulla letteratura, riappropriandosi della componente edonistica del piacere, dell’idea del gioco e della leggerezza tanto cara a Calvino, a Flaiano, a Malerba. Leggerezza non è superficialità ma grande passione. Passione per i libri e la lettura, passione che, a volte, tracima in ossessione.

 

Consigli di lettura

 

Agotha Kristof con “Trilogia della città di K.” Si tratta di un romanzo che ti riempie, che ti dà mentre lo leggi; lo consiglio per il gioco di creare e utilizzare tutto l’armamentario lessicale a seconda dei contesti e dei personaggi.

Hernan Diaz con “Trust”, un libro matrioska, un congegno controllato con la trovata straordinaria di giocare con registri linguistici differenti.

Il terzo volume che mi sento di consigliare è il libro dei libri, la mia Bibbia laica, un libro che tutti dovrebbero avere e leggere ed è il “Vocabolario della lingua italiana”.

 

 

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