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La scrittura deve trasmettere valore, etica e coraggio 

 

Le persone che scrivono utilizzano uno strumento incredibile. Come c’insegna la filosofia la scrittura ha avuto da sempre un ruolo basilare nel dare forma al pensiero permettendo ad esso di essere propagato, conosciuto e se necessario anche confutato.

Attraverso i testi scritti ci sono stati tramandati fonti antiche e poemi, abbiamo conosciuto le usanze di genti lontane nel tempo e la loro storia. Le grandi religioni si sono affermate grazie alle raccolte scritte di dettami e regole.

Il valore intrinseco dell’atto di scrivere è incommensurabile per l’ evoluzione dell’umanità ma – mi domando – il contenuto? Chi scrive ci pensa? Chi scrive si preoccupa di pensare a che cosa stia diffondendo?

Non dovremmo mai utilizzare la parola scritta con leggerezza, con noncuranza. Non dovremmo mai usarla per esempio per denigrare.

Questo invece va molto di moda soprattutto nella comunicazione social.

Ci sono persone che hanno costruito tutta la loro comunicazione sul denigrare gli altri, i competitors in genere: è anacronistico in un modo che offre così tante opportunità. Che bisogno abbiamo di attaccare  – e quasi sempre senza fondamento alcuno – chi magari ha scritto un libro di successo, ha tanti followers, organizza eventi che vanno in sold-out solo perché propaga un’idea diversa dalla nostra? Di infarcire di commenti surreali e tracotanti un post o un articolo che non abbiamo neppure compreso fino in fondo? In quest’epoca, grazie alla rete,  è data a tutti la possibilità di costruirsi uno spazio in cui far crescere la propria attività. 

Ha invece senso collaborare con chi sentiamo affine, costruire progetti che uniscano più realtà e diversi professionisti. Non attaccare chi sta facendo il proprio lavoro solo perché non ti piace, ti disturba o tocca determinate corde dell’ego. 

La critica invece è  un’altra cosa. 

La scrittura si presta a costruire – con parole e ragionamento – una critica intelligente: mica dobbiamo essere tutti d’accordo, ma chi l’ha detto? Dobbiamo mantenerci onesti nel giudizio ma possiamo dissentire e la scrittura si presta a sostenerci. La confutazione è un’arte antica. Utilizziamo la scrittura per costruire una critica costruttiva magari avendo l’onestà di dirigerla ai diretti interessati e non seminandola qua e là. 

La scrittura è etica, deve essere praticata con mani pulite. Invece compiamo un uso imbruttito e improprio della scrittura e delle parole quando permettiamo che diventi strumento di pochezza, quando attraverso di essa ogni giorno nei post che scriviamo, nei commenti sfoghiamo frustrazioni contro chi abbiamo eletto ad avversario. 

Non denigrare mai. La parola scritta ha un potere incredibile, e quello che scrivi rimane inciso nella pietra.

A volte la scrittura viene imbellettata. Le mettiamo la parrucca, le coloriamo il viso, la profumiamo senza ritegno. Accade quando la usiamo per idolatrare, per omaggiare in continuazione qualcuno perché ci apra le porte della propria corte.

La scrittura ha coraggio e come la verità si presenta nuda. Coraggio di dire quello che pensiamo anche all’amico, anche al blogger di successo: con modo, educazione, con le parole giuste. La comunicazione social serve per confrontarsi, per scambio e crescita: se continuiamo ad applaudire tutto e tutti, se quello che fanno i nostri amici e modelli ci va sempre bene dov’è la crescita?

La scrittura ha bisogno di essere limpida.

Se dovete urlare la vostra protesta, incidere nel tempo una testimonianza la parola scritta sarà l’unico vero strumento a cui affidarsi. 

Salvare memoria del vissuto: ecco, essa si fa scrigno e contenitore inviolabile.

Esige però grande rispetto, è necessario rispondere ad un’etica della scrittura: assumersi delle vere e proprie responsabilità di dire ciò che è bello ma anche ciò che bello non è, di dissentire ma proponendo alternative valide, di non farne mai un vile mezzo per i propri fini ma sempre impavido strumento di verità.