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La scrittura va in scena: “Quasi Grazia” di Marcello Fois

di Paola Gaiani

Mercoledì 4 aprile, al teatro Faraggiana di Novara, è andato in scena lo spettacolo “Quasi Grazia”. Io c’ero.

La genesi di questo testo è curiosa: uno scrittore, Marcello Fois, scrive un “romanzo in forma di teatro” dedicato alla vita di una scrittrice, Grazia Deledda, interpretata sulla scena da un’altra scrittrice, Michela Murgia, prestata al teatro solo per l’occasione.

Fois, Deledda, Murgia, ma anche Lia Careddu e Valentino Mannias, altri interpreti della pièce, sono tutti sardi.

Unica eccezione Marco Brinzi, attore lucchese che interpreta la parte del marito della Deledda, ma del resto neanche Palmiro Madesani, vero marito di Grazia, era sardo.

L’opera vuole senz’altro celebrare la scrittrice italiana, restituendole quei meriti letterari che troppo spesso le sono stati negati, nonostante l’assegnazione del Nobel per la letteratura nel 1926, e che ancora oggi stentano ad esserle ascritti. È anche un omaggio a lei come persona, alla sua determinazione nel volersi dedicare alla scrittura, malgrado fosse donna, nonostante fosse sarda, sebbene avesse tutti contro, famiglia d’origine in primis.

Eppure io, in platea, assorbita dall’incalzare dei dialoghi e dall’alternarsi di quadri a volte onirici a volte realistici, ho avuto la sensazione che sulla scena si muovesse un altro invisibile personaggio oltre a quelli fisici incarnati dagli attori. Mi è sembrato di avvertire la presenza della Scrittura che suggeriva le battute a Grazia, provocava i rimproveri di sua madre, alimentava la generosa ammirazione del marito da un lato e la caustica incredulità del giornalista incaricato di intervistarla in occasione del Nobel dall’altra.

La Scrittura: vero motore della vita di Grazia, ingombrante e ineludibile figura, con la quale hanno dovuto vedersela tutti quelli che in qualche modo con Grazia hanno avuto a che fare.

Quando l’artista è incalzato dalla propria arte, esprimerla è un’urgenza e assecondarla una necessità. Questo riusciamo a capirlo, anche se non siamo artisti. Quello che ai tempi di Grazia si faticava ad intendere invece era che l’artista potesse essere anche una donna.

E oggi, che effetto fa?