Mitologia e fantasy: quante affinità

 

Mitologia e fantasy: due correnti letterarie che, ogni tanto, s’incontrano.

Mito, leggenda e storia si sono fusi più volte, alimentandosi a vicenda e rendendo quindi nebulosa la linea di confine tra ciò che è reale e ciò che riguarda l’immaginario fantastico.

Possiamo dire che il fantasy porta in sé una buona dose di mitologia?

E che la mitologia contenga elementi raccontati con fantasia?

Da modesta appassionata della narrativa fantasy – in modo particolare quella giudicata ormai mainstream – proverò a ragionarci su.

 

Mitologia: origine e significato

 

Partiamo dalla mitologia, un passo alla volta.

Come possiamo identificarla?

Sappiamo che si tratta dello studio riferito alle singole religioni ma anche a quello delle credenze mitiche di un popolo.

Compito della mitologia è dibattere su tre argomenti, più precisamente:

– l’origine del mondo;

– l’origine dell’uomo;

– l’origine e il rapporto tra uomo e divino.

Vero, possiamo analizzare la mitologia attraverso prospettive più ampie, ma il suo cuore pulsante è dato dall’insieme di narrazioni che si concentrano su vicende storiche intrecciate con elementi fantastici.

Può anche trattare il rapporto con la complessa sfera del sacro e del divino: per questa ragione il confine tra mitologia e teologia – in diversi casi – è indistinguibile.

Qualcuno afferma che la mitologia sia il lascito dei nostri antenati: storie reali, tramandate di generazione in generazione e quindi via via sottoposte a modifiche fantastiche, sempre più esagerate e inverosimili.

Altri affermano debba essere considerata come l’insieme di insegnamenti morali – espressi in forma metaforica – narrati per esprimere una visione del mondo attraverso immagini poetiche e sognanti.

 

Dalla mitologia al fantasy: le radici

 

E cosa c’entra con il fantasy?

L’Iliade e l’Odissea di Omero, l’Eneide di Virgilio e il Beowulf (poema epico anonimo scritto in inglese antico) sono opere antiche che generarono, nel tempo, filoni narrativi nuovi e più moderni.

E così, nell’Europa del pieno Medioevo, si sviluppò la tradizione dei romanzi cavallereschi: da una parte il Ciclo Carolingio – che racconta la vita e le imprese reali di Carlo Magno – e dall’altro quello Bretone, con le avventure completamente fittizie di re Artù e dei suoi cavalieri della tavola rotonda.

O ancora, nel Rinascimento italiano, troviamo l’Orlando innamorato di Matteo Maria Boiardo e l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, oppure il Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes.

Arrivati però all’Illuminismo italiano, l’attenzione si focalizza sull’indagine storico-politica dell’uomo all’interno della società, iniziando a snobbare la letteratura mitologica e folkloristica.

Bisogna aspettare l’Ottocento per vedere gli effetti del Romanticismo anglofono in Italia.

Con Alla conquista della luna di Emilio Salgari e Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi si ritorna in una dimensione più fantastica anche se relegata all’infanzia e adolescenza.

In Inghilterra, invece, la situazione è molto differente.

J.R.R. Tolkien diventa – e lo è ancora, per molti – sinonimo della parola fantasy. Il Signore degli Anelli gli permette di candidarsi al Premio Nobel per la letteratura e pone le basi del sottogenere high fantasy.

L’universo di Tolkien e la sua mitologia la conosciamo tutti.

 

Evoluzione recente

 

Arriviamo quindi alla storia recente.

Negli anni Settanta i designer Gary Gygax e Dave Arneson pubblicano, per la casa editrice Tactical Studies Rules, Dungeons & Dragons, il primo esempio commerciale di gioco di ruolo, incasellandolo tra l’high e l’heroic fantasy.

Questo genere di estetica si diffonde presto anche nei giochi da tavolo e nei wargame tridimensionali.

Dalla seconda metà degli anni Novanta in poi la letteratura fantasy diventa anche un vero e proprio genere di formazione: Harry Potter di J. K. Rowling, Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo di Rick Riordan ne sono due esempi famosi.

Anche i videogiochi vengono coinvolti: un caso particolare e significativo riguarda la Saga di Geralt di Rivia, personaggio creato da Andrzej Sapkowski: romanzi che hanno raggiunto un successo globale grazie all’adattamento videoludico.

 

Mitologia e fantasy in Lovecraft

 

Se parliamo di mitologia e fantasy, però, devo per forza fare una piccola digressione su Howard Phillips Lovecraft.

Scrittore, poeta, saggista.

Autore, tra le altre cose, del Ciclo dei Sogni e il Ciclo di Cthulhu – due filoni accomunati da Necronomicon e divinità –, il primo appartiene più al genere fantasy mentre il secondo viene ricollegato alla fantascienza.

In ogni caso credo che tutti possiamo concordare su un punto: le opere di H.P. hanno influenzato in maniera considerevole lo sviluppo di entrambi i generi.

La maggior parte delle sue storie deriva da incubi e paure latenti tipiche dell’essere umano, dalla sfera dell’onirico. Ma anche dalla conoscenza.

E come si collega la comprensione dell’universo alla mitologia di Lovecraft?

Ne Il richiamo di Cthulhu, scrive:

 

Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d’insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura.

 

Conoscenza proibita e alienante

 

Nei suoi scritti la ricerca della conoscenza proibita guida molti dei personaggi principali; tuttavia questa si rivela spesso mentalmente alienante.

Quando i protagonisti giungono a comprendere certe verità, la loro sanità mentale finisce spesso per esserne minata.

Questo perché, nell’immaginario di Lovecraft, gli esseri umani sono pedine insignificanti nella scacchiera dell’universo.

Sono antieroi destinati a una fine tragica, vittime di un esito immutabile.

Le divinità Lovecraftiane, infatti, sono esseri che noi mortali non possiamo comprendere e che, in qualche modo, rappresentano la folle totalità dell’universo.

Il suo è un cosmo popolato da orrori inenarrabili. Se si vuole sopravvivere, è meglio non farsi domande o indagare troppo a fondo per non incamminarsi verso morte e follia certa.

Il fascino della mitologia di Lovecraft – e la vera rivoluzione – è questo: l’autore ha spostato l’attenzione dalle tradizioni folkroristiche della Terra a una dimensione dello spazio più oscura.

E i mostri della cultura umana non sono altro che una piatta e, addirittura, rassicurante trasfigurazione di ciò che si nasconde in quelle profondità.

Grandi Antichi e Dei Esterni non si interessano minimamente degli umani.

Sono entità di cui non conosciamo i piani o la moralità e non potremmo mai giudicarle perché la nostra mente è troppo piccola e limitata.

 

La mitologia oggi ha ancora senso?

 

Detto ciò.

Uno scrittore può ancora avvalersi della mitologia per sviluppare le sue opere?

L’immaginario è qualcosa di sconfinato, quindi non mi sento di porre un limite preciso alla fantasia. Ma prima di scomodare antiche divinità è bene fare almeno un paio di considerazioni.

La mitologia, come abbiamo detto all’inizio, è uno strumento di cui l’uomo, in passato, si è servito per giustificare il mondo che lo circondava. Per ritrovarsi e fare un punto della situazione.

Oggi i miti non hanno più lo stesso mordente che avevano nei tempi antichi. Possiamo però “creare” nuove divinità, come accade in American Gods di Neil Gaiman. E quindi affrontare tematiche attuali, più urgenti.

C’è poi il fattore della prevedibilità.

La mitologia e il fantasy sono la rappresentazione più chiara e limpida del “Viaggio dell’Eroe” che si muove in parallelo con la tanto cara lotta tra il Bene e il Male.

L’eroe – supportato da divinità benevole – compie un viaggio fisico e psicologico per raggiungere l’oggetto del suo desiderio.

Quindi inizia un percorso composto da difficoltà da superare, i pericoli da sventare, sofferenze da sopportare. Tutto per sconfiggere l’oscuro signore del Male di turno.

La vera sfida, per lo scrittore che si avvicina al mondo mitologico/fantasy, è quella di esprimere la propria idea al meglio.

Con originalità.

Deve slegarsi da ciò che è classico, da suggestioni già note e sperimentare, per iniziare così una nuova, personale, avventura.

 

 

Foto di Enrique Meseguer da Pixabay

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