Parole, immagini e musica: l’unione fa la forza

 

Prendi un testo, magari un semplice appunto scarabocchiato da te mentre eri in vacanza per ricordarti quando e dove hai vissuto un bel momento, ma sì, quelle frasi che servono di solito per fissare la memoria, a distanza di tempo, di una data esperienza.

Un testo informativo, quindi, direi persino didascalico, che non contiene particolari risvolti emotivi o spessore letterario.

Bene.

Adesso scegli una o più fotografie che rappresentino perfettamente quella frase.

Trova una musica che, secondo te, sia in linea con quello che la frase racconta e le fotografie trasmettono.

Ecco – lo vedi? – anch’io, mentre scrivo, ho già cominciato a cambiare registro linguistico e a parlare di “racconto” e di “trasmissione”, perché è inevitabile, quando si associano comunicazioni diverse, che la percezione del messaggio veicolato cambi, in un certo senso si potenzi, aumentando d’intensità.

A questo punto, quando parole, immagini e musica si sono messe assieme, credo che non si possa più dire che il messaggio, risultato di questa unione, continui a mantenere una funzione meramente informativa. Adesso, senz’altro, passa anche qualcos’altro: arrivano delle sensazioni che, per dirla alla Mogol-Battisti, potremmo chiamare emozioni.

Parole, immagini e musica sono tre forme di linguaggio autonome e potenti, ma se usate insieme diventano addirittura deflagranti.

I giovani questo lo sanno bene e non mancano di servirsi di tutti e tre gli strumenti di cui sopra, quando costruiscono e condividono, per esempio, le loro storie sui social.

Ti è capitato di vederne qualcuna? A me sì. Con in casa tre figlie di 19, 17 e 12 anni sono resa spesso partecipe di queste forme di racconto multimediale e, di fronte ad alcune, rimango davvero basita per come sono ben costruite e montate.

 

Libri per bambini e ragazzi: spazio a tutti i linguaggi 

 La letteratura per bambini e ragazzi questo concetto l’ha fatto suo e si serve di tutti gli strumenti disponibili per trasmettere il racconto e portare il libro ai propri lettori.

Non esistono testi per bambini senza immagini, in alcuni, poi, si aggiungono anche i suoni se non perfino la musica vera e propria.

E questi libri, siamo onesti, il più delle volte piacciono anche agli adulti o, per lo meno, ne attirano l’attenzione, che è spesso quello che dovrebbero fare i libri, in generale.

L’importante è usare gli strumenti con competenza e rispetto e non associare, per esempio, un testo scadente ad un’immagine stupenda nel tentativo di distrarre il lettore dal primo facendo leva sulla forza della seconda, o viceversa.

 

Parole agli scrittori, immagini agli illustratori, musica a chi la conosce

 Le tre forme di linguaggio, quando coesistono, devono essere usate tutte, singolarmente, al meglio delle loro potenzialità e questo accade quando a esprimerle sono professionisti del settore.

Le parole vanno affidate agli scrittori, le immagini agli illustratori e la musica a chi la conosce e la pratica.

Sono rarissimi i casi in cui una stessa persona sia in grado di maneggiare, ai massimi livelli, tutte e tre gli strumenti espressivi in questione.

Non solo, nessuno dei tre linguaggi deve prevaricare l’altro o avere la presunzione di bastare a se stesso. Le parole hanno una loro imprescindibile funzione (e bellezza), ma devono lasciare il posto all’immagine che, dal canto suo, le rispetterà reinterpretandole e la musica, se c’è, avrà il compito di sorreggere il testo mettendone in luce sfumature nuove e, spesso, ineffabili.

 

Libri illustrati e sonori: roba da bambini?

 Eppure, è piuttosto diffusa la convinzione che i libri illustrati e sonori siano “roba da bambini” che con la lettura – quella vera – abbiano a che fare fino a un certo punto e soltanto fino a una certa età.

Questo, oltre ad essere un concetto che non condivido, è anche un vero peccato, perché, non so se sia solo un mio pensiero, ma a me piacerebbe avere tra le mani libri di narrativa, cosiddetti per adulti, dotati di qualche bella illustrazione che li impreziosisce e li anima.

Non sto parlando di graphic novel, ovvero romanzi grafici a fumetti: quelli appartengono a un genere letterario preciso, con i propri canoni e la propria dignità. Intendo proprio narrativa in prosa, in cui alle parole si alternino le immagini, in un intercalare che rende il piacere della lettura anche un godimento per gli occhi.

Per la musica il discorso si fa più complicato, ma potrebbe non essere una cattiva idea prevedere narrazioni in cui, al cambiare della scena o nei momenti più densi di pathos, si suggerisca uno specifico brano musicale di accompagnamento. Io sarei tra quelli che andrebbe subito a procurarselo per usarlo come sottofondo alla lettura.

 

Parole, immagini e musica nella narrativa per tutti

 In effetti posso dire di averlo anche già fatto, tutte le volte in cui gli autori hanno attribuito ai riferimenti musicali disseminati nel testo un ruolo ben più consistente della sola citazione colta, rendendoli funzionali alla piena fruizione dell’opera.

Mi è successo, ad esempio, con Il cuore e la tenebra di Giuseppe Culicchia, ma anche con L’assassinio del commendatore di Murakami Haruki.

 

Il cuore e la tenebra

 Nel primo l’autore narra di un difficile rapporto padre/figlio che viene ripercorso a ritroso dal protagonista Giulio Rallo nel momento in cui, appresa la notizia della morte del padre Federico, si vede costretto a ricostruirne la storia indagando tra i suoi documenti, i ricordi scritti e fotografici, i file conservati nel pc e le testimonianze di chi l’aveva frequentato come amico. Da questa indagine uscirà la figura di un uomo diverso da quello che Giulio aveva in testa e dal quale si era allontanato; inoltre, leggere la sua storia gli servirà per capire anche un po’ di più la propria.

In tutto questo la musica ha un ruolo fondamentale, perché il padre di Giulio era stato un direttore d’orchestra famoso, ossessionato dall’esecuzione della Nona Sinfonia diretta da Furtwängler nel 1942 di fronte a Hitler, nel giorno del suo compleanno. Il tentativo di riprodurla uguale lo aveva spinto a esigere troppo dai propri musicisti e ad inimicarseli, al punto di perdere il lavoro e di meritarsi l’accusa di nazismo.

Ebbene la presenza così massiccia della musica, e di una in particolare, nella logica del romanzo mi ha indotto ad andarla a cercare, scoprirla e ascoltarla sul web. L’ho ritenuto necessario per entrare appieno nello spirito del libro. E devo dire che non sono rimasta delusa.

 

L’assassinio del commendatore

 Anche nel corso della lettura de L’assassinio del commendatore mi è nata la stessa curiosità. Qui il riferimento alla musica si evince direttamente dal titolo del libro, che richiama in modo esplicito il Don Giovanni di Mozart. E anche qui l’esigenza di completare la lettura, andando ad ascoltare i momenti salienti dell’opera lirica, si è manifestata con prepotenza reclamando soddisfazione.

 

Non credo sia un caso che sia Culicchia, sia Murakami, nei loro rispettivi romanzi, abbiano fatto ricorso anche alle immagini. Ne Il cuore e la tenebra il testo viene corredato di fotografie con relative didascalie, che attestano la natura documentaria del racconto. Ne L’assassinio del commendatore, versione integrale, le splendide illustrazioni di Noma Bar, tutte giocate sui toni del bianco, nero e rosso, rappresentano un vero e proprio racconto nel racconto, testimoni grafiche di una storia che è bello tornare a rivedere anche quando la lettura è terminata. Perché i libri non sono soltanto involucri di parole, ma vere e proprie opere d’arte che, se trattati come tali, possono rilucere e risuonare ogniqualvolta siano aperti.

 

 

Foto di Darkmoon_Art da Pixabay

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