Quando si parla di romanzo epistolare, il pensiero corre al passato, a prima dell’avvento del telegrafo nell’Ottocento, quando la lettera rappresentava lo strumento di comunicazione principale per chi era distante dagli affetti e dalle amicizie. Attraverso la carta ci si raccontava, si esprimevano i propri sentimenti, si condividevano novità, pettegolezzi e perfino messaggi clandestini. Questa modalità di comunicare era tuttavia appannaggio delle classi più abbienti, in quanto gli indigenti erano analfabeti e gli articoli di cartoleria erano piuttosto costosi. Scrivere lettere era considerata un’attività di svago e un dovere sociale: veniva insegnata la calligrafia, la sobrietà della composizione, il confezionamento con gocce di profumo e ceralacca.

Romanzo epistolare: significato

Il romanzo epistolare è un genere letterario basato sullo scambio di lettere, in cui l’autore può intervenire su parti di narrazione per spiegare o collegare fra loro le missive. Il canovaccio si sviluppa attraverso la corrispondenza che consente di conoscere i diversi punti di vista dello scrivente, tanto che tale tipo di componimento può essere considerato il precursore del romanzo psicologico. Oltre a proporre al lettore diverse prospettive sugli avvenimenti narrati, il genere epistolare è interessante per la molteplicità di stili attribuiti agli scritti, a seconda del livello culturale o della posizione sociale dei personaggi. A volte, il ritrovamento fortuito di fonti scritte di memoria o di un fascio di lettere legate con lo spago ha fornito l’espediente o l’imbastitura per ricostruire e completare la biografia romanzata di artisti e personaggi storici.

 

Il romanzo epistolare: la storia

Gli studi storici fanno risalire la genesi di questa modalità narrativa all’epoca classica: Eroidi di Ovidio (25-16 a.C.) è una raccolta di epistole in versi, in cui le eroine della mitologia greca si rivolgono in forma elegiaca ai loro amati. Le Epistulae morales ad Lucilium raccolgono 124 lettere composte dal filosofo e politico Lucio Anneo Seneca tra il 62 e il 65 d.C., ispirate alle missive filosofiche di Platone e di Epicuro. L’epistolario, pensato come mezzo pedagogico a divulgazione orizzontale, era indirizzato al discepolo Lucilio con l’obiettivo del perfezionamento morale. Con Le Lettere, Plinio il Giovane fornisce una testimonianza unica della vita quotidiana, culturale e politico-amministrativa nell’Impero Romano a cavallo tra il I e il II secolo d.C.: si tratta di 247 lettere raccolte in dieci libri, scritte in uno stile semplice ed elegante, indirizzate ad amici e familiari. Di notevole interesse sono le due lettere nelle quali Plinio descrive a Tacito l’eruzione del Monte Vesuvio del 79 d.C, durante il quale trovò la morte lo zio Plinio il Vecchio, filosofo naturalista e governatore romano.

 

I primi romanzi epistolari

I primi romanzi epistolari in prosa compaiono nel XVII secolo. Un esempio è la corrispondenza tra la fine letterata Madame de Sévigné e la figlia, pubblicata in varie edizioni. Tuttavia, la narrazione epistolare vera e propria fiorisce nel corso del Settecento e dell’Ottocento. Gli autori di maggior spicco ebbero numerosi imitatori e una moltitudine di ammiratrici tra le classi nobili e borghesi. I romanzi in questione erano infatti considerati un genere femminile in quanto contenevano sfoghi sentimentali.

Nonostante queste opere appartengano allo stesso genere, ogni autore ha saputo imprimere a ciascuna di queste caratteristiche uniche: in Pamela (1740), Samuel Richardson unisce le lettere scritte dalla protagonista a pagine di diario personale.

Amore e amicizia di Jane Austen (1790) è una parodia in forma epistolare dei racconti romantici.

Storia di una capinera di Giovanni Verga (1871) è in parte autobiografico, in quanto si rifà a una vicenda vissuta dallo scrittore in età giovanile.

Frankenstein di Mary Shelley (1818) e Dracula di Bram Stoker (1897) sono commistioni tra il romanzo gotico, la raccolta di lettere e la stesura di diari.

84, Charing Cross Road di Helene Hanff (1970) raccoglie la corrispondenza tra l’autrice e un libraio e verte sugli argomenti più disparati.

Ne Il colore viola di Alice Walker (1982), una donna afroamericana nel sud degli Stati Uniti durante la prima metà del ventesimo secolo si narra attraverso le lettere scritte a Dio e alla sorella da cui era stata separata.

In Cantico di una vita (2000), Rita Levi Montalcini narra in forma epistolare ai propri familiari la scoperta che la porterà al premio Nobel, offrendo al lettore uno spaccato della vita degli scienziati.

Ne La lettrice della stanza 128 di Cathy Bonidan (2020), la protagonista ricostruisce, attraverso lo scambio epistolare con i personaggi, i vari passaggi di mano che hanno portato fino a lei un vecchio manoscritto.

 

Le caratteristiche del romanzo epistolare

La vastità di argomenti e la varietà che offre questo genere narrativo sono smisurate. Eppure, è possibile delineare una serie di caratteristiche comuni a tutte le opere:

  • Il racconto avviene sempre in prima persona. Ciò permette una profonda analisi interiore, non solo del singolo, ma, come accade nei romanzi a più voci, dei diversi punti di vista quanti sono i personaggi che vengono presi in causa. Rispetto alla narrazione in terza persona questa risulta molto più efficace nel momento in cui si voglia far luce sui sentimenti e sul vissuto dei protagonisti, più che sugli avvenimenti. La storia si sviluppa così come un viaggio attraverso la linea tortuosa dei processi interiori del protagonista, seguendone l’oscillazione dei vari stati d’animo.
  • Il narratore non è mai onnisciente. Sono i personaggi stessi a sostituirsi all’autore e a conoscere soltanto il proprio punto di vista. Il lettore, in questo modo, ha la possibilità di entrare nella storia immedesimandosi con i protagonisti e guardando dalla loro stessa direzione.
  • La trama è portata avanti dallo scambio di letter Il lettore viene così a conoscenza di un dato avvenimento o di una particolare situazione attraverso diverse prospettive. Quando ci sono parti non chiare è l’autore a fornire spiegazioni, collegare lettere o fare luce su aspetti che magari un personaggio accenna e non approfondisce. Lo scrittore di solito si limita a comporre e a ordinare la propria opera, non intervenendo mai nella storia e rendendo il racconto non reale, ma verosimile, con personaggi non reali, ma plausibili. Questo aiuta con l’immedesimazione e cattura l’attenzione di chi legge.
  • Il tempo in cui accadono i fatti (il tempo dell’azione) e quello in cui i fatti vengono narrati (il tempo della narrazione) coincidono, non esiste alcun tipo di rottura. La narrazione avviene al presente, il futuro è sconosciuto e il passato è noto solo al personaggio stesso. Chi legge ha l’opportunità di vivere l’azione nell’esatto istante in cui la vive chi la racconta, lasciando ai personaggi un destino aperto la cui evoluzione è ancora ignota.
  • Le lettere hanno quasi sempre un destinatario. Il racconto, infatti, non è un monologo e richiede una partecipazione attiva del lettore rispetto alla vicenda narrata.

Le tipologie

La forma narrativa del romanzo epistolare appare ibrida: le lettere possono essere interrotte dagli interventi dell’autore oppure inframmezzate da pagine di diario scritte dagli stessi personaggi. Questa modalità narrativa così irregolare è di certo diversa rispetto a ciò a cui siamo abituati, eppure consente, forse anche in misura maggiore, di entrare a fondo nell’anima e nel carattere dei personaggi.

Possiamo però suddividere, in base alla produzione letteraria odierna, due tipi di strutture a cui si ispirano la maggior parte dei romanzi epistolari:

  • Lo scambio di lettere avviene tra due o più personaggi (come accade in Giulia o La nuova Eloisa di Rousseau o ne Le relazioni pericolose di De Laclos): questo permette al lettore di visualizzare il corso della storia attraverso una molteplicità di punti di vista differenti e di osservare gli eventi da un’angolatura che risulta sempre diversa, a seconda del carattere o della disposizione psicologica del mittente della lettera.
  • La narrazione è il risultato dell’insieme delle lettere che scrive il protagonista (come ne I dolori del giovane Werther di Goethe o ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo): il romanzo epistolare prende così la forma di un diario intimo in cui il destinatario si riduce a un’entità del tutto convenzionale e il protagonista si esplora attraverso il racconto di sé.

Molti sono i cambiamenti avvenuti dalla nascita del romanzo epistolare a oggi: alcuni dei libri più recenti, infatti, non contengono più scambi di missive ma di e-mail o anche solo di messaggi online. Le possibilità, in concordanza con i tempi, appaiono come le più svariate: può capitare che due sconosciuti inizino una conversazione grazie a una app di incontri, che si ritrovi online un amico di penna con cui ci si scriveva da piccoli, e così via.

 

Il romanzo epistolare tra ieri e oggi

Prendendo in esame un romanzo epistolare del passato, come le Ultime lettere di Jacopo Ortis (Ugo Foscolo, 1802), e uno più recente, Le ho mai raccontato del vento del Nord (Daniel Glattauer, 2010), si nota quanto i due scritti siano distanti l’uno dall’altro, pur appartenendo allo stesso genere.

Da’ colli Euganei, 11 Ottobre 1797

Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppur ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so: ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi m’opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho obbedito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, purtroppo, noi stessi italiani ci laviamo le mani del sangue degl’italiani.

Ultime lettere di Jacopo Ortis (Ugo Foscolo, 1802)

 

15 gennaio

Oggetto: Disdetta

Vorrei disdire il mio abbonamento. Mi dite, per favore, se questa è la proceduta giusta? Distinti saluti, E. Rothner.

 

18 giorni dopo

Oggetto: Disdetta

Voglio disdire il mio abbonamento. Basta questa e-mail? In attesa di un cortese riscontro.

Distinti saluti, E. Rothner.

 

33 giorni dopo

Oggetto: Disdetta

Egregi signori e signore della casa editrice di “Like”, se l’ostinazione con cui ignorate i miei tentativi di disdire l’abbonamento mira a potermi rifilare altri fascicoli della vostra pubblicazione sempre più mediocre, mi rincresce avvisarvi che comunque non ho più intenzione di pagare!

Distinti saluti, E. Rothner.

 

8 minuti dopo

R:

Ha sbagliato. Sta scrivendo a un privato. Il mio indirizzo è: woerter@leike.com. Lei intendeva woerter@like.com. È già la terza richiesta di disdetta. Quella rivista deve essere peggiorata sul serio.

 

5 minuti dopo

RE:

Oh, mi perdoni! E grazie per il chiarimento. Saluti, E.R.

Le ho mai raccontato del vento del Nord (Daniel Glattauer, 2010)

 

Così iniziano questi due romanzi, escludendo l’incipit di Foscolo con l’appello di Lorenzo Alderani rivolto ai lettori. Le differenze sono innumerevoli, dal pretesto per lo scrivere lettere, o e-mail, al linguaggio utilizzato (che col passare del tempo si è snellito diventando via via più immediato), come si nota anche nella stessa lunghezza delle missive.

Quando ancora si scriveva a mano, le lettere impiegavano tanto tempo per giungere a destinazione e il costo della cancelleria era elevato. Si era portati a incidere su carta intere parti della propria vita, aggiornando il destinatario su tutto ciò che accadeva tra una missiva e un’altra, senza escludere il carico emotivo. Oggi la rapidità delle e-mail porta a dialoghi più rapidi, frammentati e inizialmente superficiali.

È degna di nota anche la differenza nel rapporto iniziale tra i personaggi dei due romanzi: un tempo non si poteva scrivere a qualcuno che non si conosceva e di cui non si sapeva l’indirizzo, oggi molti dialoghi, molte corrispondenze possono nascere anche per sbaglio.

 

Il futuro del romanzo epistolare

Scrivere lettere è un’abitudine che sta scomparendo. Al contrario, il racconto epistolare sembra essere un genere letterario intramontabile. Che sia indirizzata a se stessi o a un interlocutore esterno, la lettera è uno straordinario strumento di autoanalisi e riflessione. Permette di entrare in una dimensione più intima e segreta dove siamo liberi di rivelarci all’interlocutore ma anche alla parte più profonda del nostro essere.

Negli ultimi anni l’uso della tastiera ha sostituito quasi del tutto la scrittura manuale: in un mondo dove le distanze si sono accorciate la comunicazione deve sostenere ritmi frenetici. Carta e penna sono stati sostituiti da smartphone e tablet giudicati come strumenti più idonei per un’interazione semplice e comoda. Internet ha ridotto al minimo i tempi d’attesa e la lentezza è una caratteristica che non ci si può più permettere.

Molti scrittori e registi, però, non hanno abbandonato la scrittura nella sua forma classica e si avvalgono ancora, almeno all’inizio del processo creativo, di fogli bianchi e inchiostro.

Perché scrivere “a mano”?

I benefici per mente e corpo sono innumerevoli: la scrittura manuale sviluppa l’immaginazione e la creatività. Permette al cervello di prendersi del tempo per riflettere. Dalla calligrafia, inoltre, si può intuire lo stato d’animo con cui è stato scritto un testo e viene rivelato il carattere stesso della persona. È una forma d’arte che oggi sta vedendo un’incredibile rivalutazione. Molte persone sentono la necessità di tornare alle origini e riscoprire una scrittura autentica.

In una lettera cartacea vengono stimolati più sensi: se ne percepisce il profumo, la consistenza e le imperfezioni. Ogni dettaglio può assumere significati diversi.

C’è un messaggio nascosto che traspare dalle parole.

Con lo sviluppo della tecnologia, il ruolo della scrittura a mano è stato ridefinito ma non si è affievolito il bisogno di comunicare. Continueremo a scrivere lettere, a conservare le memorie ma lo faremo attraverso nuove forme d’espressione.

Per i nativi digitali la lettera recapitata nella cassetta diventerà sempre più rara ma non si perderà l’abitudine di avvicinarsi all’altro tramite una scrittura sincera e autentica, che parla di noi. Non importa quale sia il mezzo.

La comunicazione è in costante aggiornamento e risponde sempre alle nostre esigenze.

Stesura manuale e videoscrittura possono integrarsi per creare nuovi percorsi d’apprendimento che sfruttano le potenzialità di entrambe.

Una sfida che mira a offrire ogni strumento necessario per arricchire la scrittura in ogni sua manifestazione.

 

 

Foto di Free-Photos da Pixabay

 

 

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