Sotto un cielo sempre azzurro

Le storie cambiano a seconda di chi le racconta e non soltanto perché ognuno ha un proprio modo di ricostruire gli eventi e di dare risalto a particolari diversi, ma anche in virtù della voce che le narra. Quella contenuta nel libro che ti propongo oggi aveva bisogno di essere raccontata da un bambino e l’autore è stato bravo a capire e ad assecondare questa esigenza. Sto parlando di Andrea Vitali e del suo Sotto un cielo sempre azzurro.

L’AUTORE

Andrea Vitali nasce a Bellano, sul lago di Como nel 1956. Medico di professione, ha coltivato da sempre la passione per la scrittura esordendo nel 1989 con il romanzo Il procuratore che vince l’anno successivo il Premio Montblanc per il romanzo giovane. La sua produzione letteraria è cospicua e i riconoscimenti non si contano. Dopo 25 anni lascia la professione medica per dedicarsi completamente alla scrittura, ma la riprende durante la recente emergenza Covid-19 per sostituire un collega in quarantena. L’obiettivo di Vitali scrittore è quello di condividere con il suo pubblico le storie che ha ascoltato, di comunicare quella Bellanno che ha sempre vissuto.

LA TRAMA

Mattia frequentava la terza o la quarta elementare quando Nonno Zaccaria andò ad abitare in campagna con lui e i suoi genitori: una presenza che gli cambiò la vita. Il nonno proponeva ogni giorno attività interessanti e meravigliose al di fuori delle ore di scuola e la sera non mancava mai il racconto prima della buona notte. Una mattina al risveglio, Mattia capisce che c’è qualcosa di diverso dal solito: il nonno sembra teso e nervoso, parla in una lingua strana e si atteggia in modo assurdo. Il medico di Paese, convocato immediatamente, non trova rimedi: bisogna trasferire Zaccaria altrove in un luogo adatto. Il mondo di Mattia, sotto quel cielo sempre azzurro, crolla all’improvviso: tornerà mai normale il Nonno?

 

DA NOTARE

Non bisogna farsi ingannare dal tono semplice e dalle situazioni quasi ridicole presenti in questo romanzo: Vitali delinea vizi e virtù degli esseri umani costruendo personaggi dai caratteri ben definiti e dai nomi evocativi, che fanno sorridere più volte durante la lettura. Sfilano tra le pagine il comandante Paradosso, la sceriffa Cis Padana, il medico Pallottini, il sindaco Salomone, tanto per ricordarne alcuni. La vicenda è narrata in prima persona dal piccolo Mattia, vero protagonista, e ogni situazione passa attraverso il filtro dei suoi occhi. L’autore si fa da parte e lascia parlare il bambino o forse torna lui stesso bambino e il lettore si abitua presto alla naturalezza quasi ingenua del tono narrativo. Nella storia, fin da subito, si susseguono colpi di scena e attimi di suspense spesso collocati con astuzia alla fine dei capitoli, per solleticare la curiosità del lettore e indurlo a proseguire nella lettura. Un romanzo che è quasi fiaba per la morale che traspare tra le righe negli ultimi capitoli e che gioca sul concetto di visibile e invisibile, di vero o falso, di giusto o sbagliato

 

INCIPIT

A quel tempo dormivo in camera con mio nonno Zaccaria. Ero ancora piccolo, andavo a scuola, facevo le elementari, la terza o forse la quarta, e abitavo in campagna. C’era un sacco di verde intorno, prati, alberi, un fiume, il cielo sempre azzurro, tutto quello che rivedo nei disegni che facevo allora quando oggi, ripensando a quel tempo e a quello che accadde, li riguardo.

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