Come tutto è iniziato

 

Il 2022 è stato un anno ricco di sfide, prima tra tutte la mia partecipazione al corso Editor&Ghostwriter. Dopo tanto tempo passato a temporeggiare, decisi di mettermi in gioco. Fin da subito mi fu chiaro: non sarebbe stata una passeggiata anzi, avrei dovuto fare tanti sacrifici per portare avanti in modo parallelo il corso e il mio lavoro. Davanti a questo scenario la paura era tanta non lo nego, ma ormai ero in ballo. Decisi quindi di attingere al repertorio di danza in mio possesso e preparare il mio balletto migliore.

Ci venne data la possibilità di scrivere il nostro e-book.

La prima reazione fu un mix di entusiasmo e gioia, in seguito divenne invece panico e ansia. Quale argomento avrei trattato? In quale maniera mi volevo porre sulla pagina bianca? Il tono? La voce? Tante domande e poche risposte, procrastinare era la strada più facile.

A un tratto, l’idea: perché non trattare un autore conosciuto nel periodo universitario, magari in chiave meno accademica e più mia? Mi piaceva il pensiero di poter contaminare con il mio pensiero la storia di un autore. Proposi l’argomento e tirai un grande sospiro di sollievo ancora ignara del lavoro che avrei dovuto affrontare.

Un giorno, mi venne posta qualche domanda relativa al progetto dell’e-book: come l’avrei voluto realizzare, la scaletta e così via. Poi, arrivò la fatidica domanda a rompere tutte le mie sicurezze.

Perché proprio questo autore?

L’unica risposta possibile in quel momento implicava una sincerità forse disarmante: “Mi piace, non so quale sia la ragione”. La risposta immaginata bussò alle mie orecchie prima di quanto pensassi. Mi venne consigliato di scavare a fondo in me stessa, di aprire tutti quei cassettini che ognuno di noi tiene ben chiusi dentro di sé.

Arrivata a questo punto, lo dovevo a lui, Bove, e a me.

Armata di vanga e pala, iniziai a scavare.

 

Alla ricerca di Bove

Ma chi è questo autore? Non ne avevo mai sentito parlare e la mia curiosità pensò a tutti il resto. Feci la sua conoscenza, per così dire, durante un congresso.

Emmanuel Bobovnikoff, in seguito solo Bove, nacque a Parigi da un padre ebreo, russo di Kiev emigrato in Francia, portatore dello stesso nome del suo primogenito nonché l’autore protagonista di questo articolo, e da una madre, Henriette, una domestica del Lussemburgo.

Mi sorprese sapere che, la maggior parte delle notizie su Bove, le dobbiamo a una corrispondenza tra il fratello, Léon, e la madre in cui si delineano o meglio, si intravedono i tratti essenziali dello scrittore. Una scelta curiosa e bizzarra, quanto bastava per conquistare subito la mia attenzione.

Personaggio particolare, un’ombra indistinta che ha fatto del dettaglio il suo cavallo di battaglia, la sua essenza. Una riflessione, in particolar modo, va fatta in merito a quanto disse un caro amico in suo onore: “Coloro che non l’hanno conosciuto non hanno che i suoi libri, ed è abbastanza. Questa semplicità, la delicatezza del cuore come la gentilezza e il disprezzo per gli imbecilli e i vanitosi…stupito davanti alla vita, fragile, ma senza paura. L’amicizia più sicura. Lui aveva una qualità umana che non dimenticheremo”.

Queste parole dedicate da Pierre Bost mi hanno fatto a lungo riflettere sull’amicizia. In quanti possono dire di aver osservato e guardato con così tanta attenzione una persona da averle letto l’anima come lui ha fatto con Bove? Penso in pochi. Io, in primis, permetto a pochi di leggermi e decifrarmi però mi piace leggere le anime altrui, riuscire a catturare le piccolezze, cogliere quella bellezza irripetibile insita in ognuno di noi. Pierre Bost, ha colto la l’irripetibile incanto di Emmanuel, scrittore e amico.

Il suo francese scolastico, la sua imperfezione stilistica e la volontà di trascinare con tutte le forze la realtà circostante sopra una pagina bianca davanti, verosimilmente, ai suoi occhi. Delineare un universo chiaro a lui ma più complicato da comprendere per gli altri, la capacità di adornare un viso stanco e provato, rendendolo maestoso. Tutto questo è lo stile di Bove.

Con l’autore, volente o nolente, si è costretti a tornare bambini e a ritrovare quell’ingenuità ormai fuori moda. Bisogna rieducare lo sguardo all’osservazione, dimenticare il sapere fittizio e mettersi al servizio della scoperta. Leggere Bove diventa un’avventura alla riscoperta della semplicità più stupefacente. La stessa che, crescendo, tendiamo a dimenticare.

In qualsiasi libro Bove sceglie delle creature atipiche. I suoi protagonisti sono dei disadattati, figure inquiete alla ricerca di qualcosa, molto spesso ignoto anche a loro stessi. Tutti i personaggi sono vittime arrese in attesa di ricevere un giudizio crudele dalla società in merito alle loro stesse vite, senza avere neppure l’ambizione di volerla migliorare. Gli antieroi per eccellenza.

L’autore non si limita a questo: senza rendersene conto, oppure calcolando ogni possibilità da vero stratega, sovverte due sfere di uno stesso mondo. Rende l’antieroe affascinante e le negatività derivanti dalle vicende dei personaggi si trasformano in un invito a un abbraccio di tenerezza. Ci disabitua ai canoni consueti.

In sostanza, Bove, ci insegna ad approcciarci alla vita in un modo nuovo, insolito: il suo.

Dalle passeggiate in solitaria di Victor Bâton, alla finestra di Joseph Rigal su cui poggiano perfino i suoi pensieri, in ogni personaggio si può trovare un po’ della nostra anima.

 

Alla ricerca di F.

 Ho scavato, aperto quei cassettini di cui parlavo all’inizio di questo articolo e ho riflettuto. Non avevo più tempo per tergiversare e procrastinare, occorreva mettersi davanti a uno specchio e darsi quelle risposte di cui, in realtà, ho sempre conosciuto le parole.

Mi sono chiesta come mai questo autore avesse un’influenza così dominante nella mia vita. Parliamoci chiaro, amo la letteratura e molti autori: da un classico e intramontabile Italo Calvino, passando per l’eleganza di Muriel Barbery, per arrivare al realismo magico di Haruki Murakami.

Bove cos’aveva di diverso da loro?

Sarò sincera: la consegna dell’e-book era prevista per fine maggio e io iniziai a lavorarci solo all’inizio dello stesso mese. Mi terrorizzava conoscere le risposte alle mie domande.

Ho affrontato il corso Editor&Ghostwriter conoscendo il carico di lavoro, ma non pensavo mi portasse a lavorare in modo altrettanto attento con me stessa. Di questo, ne sono ancora grata.

Ora, potrei elencare la lunga lista delle conclusioni a cui sono giunta ma, questa volta, è un’altra storia.

Una cosa però, mi permetto di rivelarla: scriviamo sempre con consapevolezza. È necessario sapere cosa si vuole trasportare su quel foglio bianco, di chi, casomai, vogliamo raccontare l’esistenza, a quali persone vogliamo rivolgerci ma soprattutto per quale ragione lo si vuole fare.

Ho sentito la necessità di restituire, per quanto nelle mie possibilità, la grande bellezza che questo autore ha risvegliato in me. Un ringraziamento “a modo mio”, scritto con una mano ancora acerba, seppur con la penna giusta.

Bove ha la grande responsabilità di riuscire a dare il coraggio alle persone di guardarsi dentro, ha la capacità di risvegliare in noi i bambini custoditi ancora al nostro interno; ci insegna a guardare le cose, la vita e il mondo con semplicità, senza complicarla come ci piace tanto fare.

Ho imparato, anche grazie a lui, a pormi le domande giuste e a darmi le risposte vere. Molte volte cerchiamo la soluzione assoluta ma, con estrema sorpresa, ho scoperto la sua inesistenza. Esistono le risposte reali, incerte e perfette nella loro, anzi, nostra imperfezione.

“Emmanuel Bove, entre chien et loup” racchiude in sé tutta l’essenza dell’autore ed è, per questa ragione, il titolo del mio e-book. L’ora del crepuscolo, l’impossibilità di distinguere un cane da un lupo: l’ombra indefinibile propria dello scrittore e in cui ho, dopo tante ricerche, intravisto anche la mia anima, quella di F.

Qualcuno non sarà d’accordo con me, ma ribadisco quanto già espresso a gran voce nel testo integrale: Io leggo i libri di Emmanuel Bove

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