Walf Hall di Hilary Mantel

Un romanzo storico filtrato dall’ingegno multiforme di un protagonista machiavellico: ecco come in questo primo di tre volumi, Hilary Mantel riesce a ridare respiro alla travagliata storia della dinastia Tudor e alle scosse che attraversano la società inglese del XVI secolo.

L’AUTRICE

Hilary Mantel è nata nel Derbyshire, nel 1952. Laureata in giurisprudenza e autrice di tredici romanzi, soprattutto di genere storico, è stata l’unica scrittrice a essere insignita per due volte del maggior riconoscimento letterario britannico, il Man Booker Prize: nel 2009 proprio con Wolf Hall e nel 2013, con Anna Bolena, una questione di famiglia, secondo volume del trittico dedicato alla dinastia Tudor.

Autrice prolifica e grande conoscitrice della storia inglese, la Mantel non ha tralasciato di osservarne da vicino anche i risvolti contemporanei. In più occasioni, infatti, si è espressa riguardo alla politica inglese e alla famiglia reale Windsor, distinguendosi per le sue posizioni controcorrente. Si è spenta improvvisamente nel settembre del 2023, all’età di settant’anni.

LA TRAMA

Il romanzo è ambientato in Inghilterra, tra il 1500 e il 1535, e narra l’ascesa al potere di Thomas Cromwell, uomo senza titoli né nobili natali, divenuto il più influente consigliere di Enrico VIII, solo in virtù della propria formazione e capacità personali. Ma, a corte, il fior fiore della nobiltà inglese non riesce a concepire una scalata sociale tanto anticonvenzionale, così, sul suo passato, iniziano a circolare molte storie diverse, nessuna delle quali edificante. Cromwell è quindi rivestito di mille volti, e li sa interpretare tutti, all’occorrenza. Soprattutto, però, sa rendersi indispensabile a palazzo.

E quando queste qualità incrociano il cammino di un re senza eredi e infelice nel suo matrimonio, in un secolo pieno di spinte sociali e di impulsi di riformismo religioso, la storia d’Inghilterra è destinata a cambiare drasticamente per sempre.

Da questo volume e dal suo seguito Anna Bolena, una questione di famiglia, la BBC ha tratto ispirazione per realizzare la fortunata serie Wolf Hall che, nel 2016, ha vinto il Golden Globe come miglior miniserie.

 

DA NOTARE

Hilary Mantel ha uno stile d’eccezione: una prosa scorrevole, un pensiero scritto che fluisce limpido e preciso e riesce nell’impresa di incantare, talvolta poeticamente, il lettore, per più di 700 trascinanti pagine.

Sa raccontare gli avvenimenti storici e le dinamiche del potere senza appesantire il testo, facendoli scaturire in presa diretta dalla vita dei personaggi. Sono proprio loro a far accadere, con naturalezza e sempre in coerenza con la propria personalità, gli eventi che passeranno alla storia. Sta al lettore l’abilità di saper cogliere questi ultimi tra le righe. La voce narrante dell’autrice, infatti, non gli verrà in soccorso: la Mantel c’è ma non si vede, lascia che siano le parole dei suoi personaggi a definire ritmo e contorni dei fatti narrati, spazzando via così la distanza dei secoli che li separa da chi legge.

Anche le numerose ambientazioni di cui si compone il romanzo, magistralmente ricostruite, sono svelate attraverso le percezioni e i pensieri delle figure che le popolano, donando solo la parte più dolce del frutto di una ricerca immane.

 

INCIPIT

«Alzati adesso».
Sopraffatto, stordito, muto, cade a terra; stramazza sull’acciottolato del cortile. La testa si poggia di lato; gli occhi rivolti al cancello come se qualcuno potesse arrivargli in aiuto. Ora, a ucciderlo, basterebbe un colpo ben assestato.

 

 

 

Si ringrazia per la collaborazione a questa recensione Giulia Pavesi. 

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